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martedì 11 agosto 2009

Porto Palo di Menfi, natura selvaggia



Visto che ancora siamo nel pieno centro dell’estate, ho voglia di raccontare di un’altro luogo marittimo che amo molto. Questa località è meno nota e turistica rispetto ad esempio a San Vito Lo Capo, anche se è stata insignita anche quest’anno della Bandiera blu.


Si tratta di un piccolo paese di pescatori del sud della Sicilia, ad un’ora circa di distanza da Palermo. Il suo nome è Porto Palo di Menfi, in provincia di Agrigento, al confine con la provincia di Trapani.
E’ un luogo dove ho trascorso diverse vacanze durante l’adolescenza e qualcuna anche di recente.
Il mio unico rammarico è non aver fatto in tutti questi anni molte foto, come questo luogo meriterebbe, ma spero di rimediare.


Partiamo da Menfi, il paese in collina poco distante dal centro marittimo. Siamo nella Valle del Belice, nota purtroppo per essere stata colpita nel ’68 da un terribile terremoto che distrusse moltissimi paesi. Anche Menfi subì grandi devastazioni, ed è terribile vederne ancora oggi, dopo più di quaranta anni, i segni che si esprimono soprattutto nell’esistenza di baracche in lamiera ancora abitate, e in una parte periferica della città caratterizzata da costruzioni “moderne” spesso di cattivo gusto. Ma il paese di Menfi fu ricostruito, il centro storico è piacevole ed esistono ancora palazzine antiche in ottime condizioni e monumenti storici, quali la Chiesa Madre (1662) ed il Castello Svevo (1238). Peggiore sorte subirono altri centri tra cui Gibellina, Poggio Reale che non furono ricostruite in loco, ma “abbandonate” (o nel caso di Gibellina, ricoperta da una colata di cemento) e rifatte ex novo in altri luoghi, risultato: delle orribili New Town.

Menfi è un centro vinicolo di grande importanza, vi sono immense coltivazioni di vite e diversi stabilimenti che possono anche essere visitati.

Ma torniamo al luogo di mare, Porto Palo e l’adiacente Lido Fiori.
Il Paese di Porto Palo si sviluppa (poco, perchè è davvero piccolo) intorno un’altura sovrastata da una torre di guardia costiera del 1583
ed intorno al porticciolo molto bello. Adiacente al porto c’è una spiaggia immensa, sia in larghezza che in lunghezza (si potrebbe quasi arrivare a Sciacca senza mai smettere di camminare sulla sabbia).
Il mare è pulito, cristallino e l’acqua sempre bassa, anzi è piacevole scoprire almeno due secche dove ristorarsi dopo una lunga nuotata.


L’acqua del mare è particolarmente fredda, anzi in alcuni periodi dell’anno quasi congelata, io adolescente impavida, osai a fare un bagno a Giugno ed i miei piedi si... atrofizzarono. Ora l’acqua fredda, può spaventare qualche bagnante, ma in realtà secondo me, la natura qualche volta coscienziosa, sembra aver creato un mare così fresco per ristorare dal caldo torrido africano del sud della sicilia. Quell’ acqua infatti dona beneficio, riossigena, ritempra, migliora la circolazione del sangue e soprattutto dona un forte senso di mare pulito e aperto.


La sabbia è di un colore giallo intenso, così tutto intorno appare come ricoperto da una polvere dorata e luccicante.


Se, nella spiaggia adiacente al centro abitato, vi sono i soliti lidi con ombrelloni e lettini, la cosa sorprendente e piacevole, è data dall’esistenza di due luoghi che a noi particolarmente graditi.

Il primo è il Lido Fiori, che è una zona residenziale poco lontana dal centro, dove c’è una spiaggia libera incredibilmente selvaggia e poco frequentata (se non nelle domeniche di Agosto).


In questa lunga spiaggia dorata, preceduta da boschetti di macchia mediterranea,


esistono tuttora le dune di sabbia,


questo fenomeno dona all’ambiente un aspetto incontaminato, accentuato maggiormente dalla presenza dei gigli selvatici, che come per magia fuoriescono dalla sabbia, assolata e apparentemente priva di vita, dando all’animo di chi lo vuole cogliere (in senso metaforico) un senso di speranza.

Il lido fiori è un luogo molto tranquillo, dove si può godere della natura e del mare,


dove a volte ci sembra di trovare confusione se vediamo persone sdraiate a cento metri di distanza da noi.


Non ci sono le tipiche attrezzature da spiaggia, tutto è libero. Vicino alla spiaggia ci sono solo delle villette, un campeggio, un piccolo negozio di alimentari e due grandi spiazzali con una chiesetta e un bar molto alla buona, dove solo ad Agosto si possono trovare le bancarelle degli ambulanti ricche di tessuti ed abiti estivi.

La sera tutto è silenzioso, si possono fare delle bellissime passeggiate, per chi ama la vita romantica è ideale, per chi ama la vita più movimentata, può apparire noioso, ma in questo caso si può rimediare andando nel poco distante centro abitato di Porto Palo, dove invece ci sono alcuni locali, nulla di particolarmente pretenzioso, sempre posti semplici e tipicamente estivi, che forse un po’ per rievocare la riviera romagnola, ma solo da un punto di vista semantico, hanno dei nomi “tipici”, non manca ad esempio l’onnipresente Hotel Miramare o il lido La Sirenetta!


L’altro luogo degno di nota e meno conosciuto è la zona delle Solette. Dal lato opposto del Lido Fiori, e quindi nella direzione di Selinunte, partendo dal porto c’è un piccolo sentiero che porta in una bellissima baia, circondata da dune di sabbia e argilla, fiori e piante selvatiche, e scogli dal particolare colore bronzeo, bagnati da un mare cristallino e verde smeraldo. Tutto molto suggestivo. Se si potessero attraversare queste belle rocce, si arriverebbe direttamente alla vasta e stupenda spiaggia della riserva naturale di Marinella (Selinunte), alla foce del Belice, che dalle Solette si riesce a vedere. In realtà sulle colline ci sono dei sentieri che potrebbero raggiungere questa spiaggia, ma attraversano terreni privati e nessuno mi ha saputo spiegare come arrivarci a piedi. L’unica soluzione finora da noi trovata è quella di andare in macchina a Marinella di Selinunte (circa 15 minuti di distanza), per poter scoprire così questa riserva dove un bosco alberato precede la spiaggia.

L'unico difetto che posso riconoscere a questi luoghi così ameni è che non c'è una grande organizzazione e cura del tutto e pochi servizi (come parcheggi, navette ecologiche, docce, pulizia costante di strade e spiaggie, indicazioni, etc). Sarebbero località da valorizzare maggiormente per far sviluppare un turismo responsabile, perfetto per chi ama la natura e anche per percorsi enogastronomici. Temo che negli anni si sviluppi solo un turismo d'assalto, che generalmente tende solo a distruggere e sporcare, cosa che credo, non siano comunque pronti ad affrontare e gestire. Insomma l'amenità del luogo è data esclusivamente al dono che la natura gli ha fatto, l'intervento umano è ancora tutto da misurare.

Da Porto Palo si raggiunge facilmente Selinunte, con i suoi siti archeologici e una cittadina molto turistica, dal lato opposto, sempre in 15 minuti circa si raggiunge Capo San Marco e la splendida città di Sciacca, dove tra l’altro è molto bello anche il mercato ittico.

Da non perdere in tutta la zona è la tabisca saccense, una pizza ovale che viene servita in taglieri di legno, molto croccante, condita con pomodoro, cipolla, acciughe.

A Porto Palo ho trascorso splendide vacanze, immersa nella natura e nel mare. Ho visto dei fenomeni strani (non so se è stata una casualità), come la nebbia calda sulla spiaggia, talmente fitta da non vedere nemmeno a un palmo di mano. Abbiamo fatto un bel giro in una piccola barca, in un mare piatto come una tavola, grazie al gestore del b&b in cui ci trovavamo, che ci ha trasportati, mostrato le Solette dal mare, che ci ha raccontato di una villa dove il proprietario alleva strani animali e ci ha incoraggiati a pescare con il metodo “del cucchiaino”, ovvero tirando avanti e indietro una lenza, non prendendo assolutamente nulla e facendoci delle gran risate.


Abbiamo passeggiato nella spiaggia di notte. E' stato bellissimo ai Fiori, un po’ traumatico a Porto Palo, dove in una atmosfera alla “Mission Impossible”, una sorta di laser appartenente ad un lido, ha segnalato il nostro “furtivo” passaggio, un faro ci ha illuminati a giorno, un cane da guardia pastore tedesco (per fortuna in questo caso legato) ci si è avventato contro come se volessimo rubarci un ombrellone e un paio di lettini... e pensare che io odio questi oggetti così tanto ambiti e custoditi.


Le più belle cene quelle nello stesso b&b (Villa Fiori beach) dove alloggiavamo, dove c’è anche un piccolo ristorante gestito dalla famiglia molto gentile, indimenticabili i ravioli di cernia.
Una buona pizza al lido della Sirenetta, a Sciacca consigliamo invece la pizzeria “lo Steripinto” davvero superlativa. A Capo San Marco, che si trova tra Porto Palo e Sciacca, abbiamo trascorso una serata indimenticabile in un lido-palafitta di legno sulla spiaggia e mangiato un’altra ottima pizza, ma purtroppo non so il nome del locale, e non so nemmeno se riusciremmo a trovarlo di nuovo, perchè avevamo attraversato tante stradine prima di trovarlo.

La gente del luogo è generosa e disponibile, ma forse un po’ più diffidente rispetto ad altre zone della Sicilia, sarà perchè il turismo non è ancora un fenomeno molto diffuso, le spiagge infatti sono per lo più piene di siciliani in gita domenicale. Ma dopo il primo timido approccio, come si può immaginare, c’è tanta cordialità e affettuosità.

Link: Villa Fiori beach

giovedì 28 maggio 2009

Anni '50. TUTTI A MARE

Visto che qui siamo già in stagione balneare, vogliamo condividere questo scritto di Emila Merenda (mamma di Evelin), che ci racconta delle vacanze dei palermitani negli anni '50.

Tra il 1950 e il 1955, i termini “vacanze o villeggiatura” erano parole sconosciute e dal significato poco chiaro. Pochissime persone potevano permettersi le vacanze, il resto della gente, non conoscendo altro, si accontentava di trascorrere, almeno qualche giornata al mare.
Il posto più bello, era presso lo stabilimento “Charleston” di Mondello: un’insenatura naturale, sita sul lato ovest di Palermo, tra il monte Gallo e il Pellegrino. Un lungo arenile di sabbia bianca e un mare azzurro e trasparente, era ciò che si notava subito, ma la cosa più spettacolare, era la magia di quello stabilimento, costruito proprio sull’acqua.
Per la sua bellezza e raffinatezza, era di contro, più costoso; per raggiungerlo occorreva prendere due autobus e una mezza giornata costava più di una intera, trascorsa in altri posti.




Gli altri stabilimenti “economici“ erano quelli di “Romagnolo” e precisamente in località “Sperone”, lungo il litorale est di Palermo, tra S. Erasmo e la Bandita.
I più frequentati erano: la Taverna del tiro, i bagni Virzì e i bagni Italia.
Le cabine erano in muratura e rispetto alla spiaggia, erano più in alto; all’interno c’era un lavabo e un sedile in muratura e le aperture si affacciavano lungo una balconata.
La spiaggia era un misto fra scogli e ciottoli a degradare e per raggiungerla, c’erano scale di legno.

foto da internet

Non tutti i bagnanti avevano il proprio costume, i bambini indossavano le mutandine e alcuni adulti lo noleggiavano sul posto. Dato ch’erano di lana, appena bagnati, incominciavano a penzolare, assumendo un aspetto, a dir poco, “indecente”. Era d’uso togliersi il costume bagnato e indossare altro: le donne mettevano il “prendisole”, un abitino con le bretelle, mentre gli uomini rimettevano i pantaloni e la canottiera.

foto da internet

Quando giungeva l’ora del pranzo, se si rimaneva solo per la mezza giornata, si mangiava il pane con la frittata, accuratamente avvolta nella carta oleata, oppure con le melanzane fritte, ma se si rimaneva anche il pomeriggio, si portava da casa la “pasta al forno”. I pasti si consumavano dentro la cabina e terminavano con un po’ di caffè, accuratamente introdotto in una bottiglietta e si finiva di consumare il marsala rimasto, che si usava sorseggiare, appena usciti dal mare. Il pomeriggio si trascorreva sulla piattaforma di legno a forma di terrazza; i bambini giocavano, i grandi chiacchieravano, giocavano a carte e fumavano e i ragazzi s’intrattenevano a guardare le ragazze sperando, che prima o poi, nascesse qualche amore.

mercoledì 29 aprile 2009

Scopello, un luogo magico.

Si avvicina la bella stagione e finalmente “ritorna” il sole, che quest’inverno sembrava averci abbandonati del tutto. Ecco che quindi comincia a riaffiorare quel “desiderio di mare” che in realtà a noi isolani non ci lascia mai del tutto. Ma quando c’è il sole tiepido e il cielo incredibilmente azzurro, quella voglia si fa più viva.

Il luogo di cui vi racconterò è un posto meraviglioso, che oltre alla sua bellezza naturalistica, contiene in sè anche un inspiegabile senso di mistero.
Si chiama Scopello, si trova in provincia di Trapani tra Castellammare del Golfo e San Vito Lo Capo, a circa un’ora di distanza da Palermo.



Per me è particolarmente speciale perchè è una delle mie prime mete di vacanza da bambina, in tenda con i miei genitori e mia sorella nella fine degli anni ‘70 (un po’ stile figli dei fiori) nel camping di Guidaloca che era stato appena costruito e alberato (gli alberelli erano allora alti circa mezzo metro e non creavano alcuna ombra, malgrado quello che dicevano i depliant pubblicitari dell’epoca, adesso quegli alberi sono finalmente cresciuti!).

Il baglio (dall’arabo bahal, cortile) di Scopello è adagiato su una rupe che mostra una vista mozzafiato sul mare da cui fuoriescono i faraglioni, che danno il nome a Scopello , in greco Skopelòs vuol dire appunto scoglio, e forse furono gli arabi a dare alla località l’appellativo di Iscubul (scoglio). Il piccolo cortile è costituito da poche case di pietra e da una gebbia (abbeveratoio). L’atmosfera è serena, piacevole, nell’aria aleggia un lieve odore di latte di pecora.

A dominare i faraglioni c’è la Torre bennistra del XVI secolo e un rudere di un’altra torre saracena. Più in alto il bosco di Scopello che fu una delle tenute di Ferdinando III di Borbone. Ad aggiungere altro fascino alla località è la vecchia tonnara ormai in disuso che mantiene le strutture di un tempo, e sorge dove un tempo si trovava l’antica città di Cetaria (città dei tonni) che scomparve insieme alla sua tonnara, che fu poi ricostruita dagli arabi.


Ciò che rende speciale questo luogo è il litorale roccioso, interrotto dalla baia ghiaiosa di Guidaloca dal mare color smeraldo, e poco distanti gli splendidi faraglioni che emergono dall’acqua cristallina e sembrano essere stati poggiati lì con forza dalla mano di un gigante mitologico.


Vicino Scopello c’è la riserva dello Zingaro, che è un luogo incantevole dove passeggiare nella natura con una vista bellissima e la possibilità di raggiungere delle meravigliose calette dove fare piacevoli nuotate.

Da segnalare per i golosi che in tutta questa zona si mangia molto bene, e soprattutto si può assaggiare il cus cus al pesce.

Fino ad una quindicina di anni fa, il baglio di Scopello era ancora un luogo poco visitato e abitato da poche persone, io ricordo ancora la piacevole sensazione provata, gli odori particolari e quel gusto, per me un po’ strano, che aveva la panna del mio gigante cono gelato, dovuto al latte appena munto.
Adesso il turismo è cresciuto, ci sono dei ristorantini e degli alberghetti, ma non si è trasformata quell’atmosfera di semplicità e serenità che ancora si può respirare. Il gelato non l’ho più mangiato, forse per non far svanire quel ricordo della mia infanzia, ma spero che conservi ancora quel sapore rurale di un tempo...
foto varie di Emilia Merenda
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