Conoscete gli “Aristogatti”? Ecco, se quelli li ho potuti osservare solo in televisione e al cinema in versione cartoon, ho invece conosciuto dal vivo i “Tasciogatti”, una banda di gatti così ribattezzati perchè di aristocratico hanno poco o nulla e sono pienamente in stile siculo doc.
Se tra gli Aristogatti c’era la bella, elegantissima e bianchissima Duchessa, tra i Tasciogatti spicca “a-Nica” (trad.:la piccola, che poi è anche il femminile di Niki), una gattina bianca solo in origine, tutta sporca di terra o di polvere, docile e “scantulina” (paurosa), con gli occhi celesti ed un certo affascinante strabismo di Venere, con le forme rotonde o piuttosto un bel “panzonello” (pancione), che alla sola vista di un essere umano, fugge inciampando su se stessa, dimenandosi, scivolando sul pavimento e prendendo strane direzioni.
Se tra gli Aristogatti, l’innamorato di Duchessa era il gatto rossiccio Romeo “er mejo der Colosseo”, tra i Tasciogatti c’è invece “il gattino rosso Niki” il “toco di Terrasini”. Niki in realtà è nato alla Molara, una borgata di Palermo, ma si è ben presto ambientato nella campagna di Terrasini, dove ha trovato tanti amici e anche qualche zecca... Niki si è subito fidanzato con “a-Nica” detta anche “a-Zita” (la fidanzata) proprio per questo legame amoroso che da due mesi li coinvolge.
Tra i Tasciogatti c’è anche “U-gattaruni”, che poi ho scoperto essere una gatta femmina. E’ grossa, tigrata, scura, pelosa, miagola come fosse un conato di vomito, ed ha la faccia da boss della zona. Poi c’è “Il-gattaccio”, un gatto bianco e grigio che fa sempre terrorizzare il gattino Niki, poi c’è “U-russu-pilusu” (il rosso con pelo lungo), che si fa vivo di tanto in tanto, guardandosi intorno con circospezione, e poi ci sono altri esemplari, sempre randagi, sempre di vari colori, sporchi e affamati (malgrado la grossa stazza non lo dimostri).
I Tasciogatti hanno cominciato a radunarsi. Il giardino di Niki è diventato luogo di curiosità di tutto il resto della banda. Si aggirano studiando il modo per aprire un sacchetto dell’immondizia incautamente lasciato fuori, per trovare qualcosa di appetitoso nella compostiera (recuperando solo bucce di patate e frutta), e soprattutto per fare una bella visita di cortesia ad un altro abitante del luogo, l’uccellino verde Wurt che, ignaro di tutto questo movimento felino, sta nella sua gabbietta a godersi le belle giornate...
Qualche giorno fa i Tasciogatti si sono organizzati per far festa. Come avviene nelle migliori famiglie, quando i genitori si assentano per lungo tempo da casa, i figli adolescenti approfittano per invitare clandestinamente gli amici e divertirsi, anche se in questi giorni stiamo appurando che le feste (anzi i festini) più che gli adolescenti le fanno gli ottantenni (però con le minorenni, per abbassare l’età media), comunque torniamo ai gatti che è meglio.
Così un giorno, i genitori umani di Niki “il toco di Terrasini”, tutti fiduciosi, hanno deciso di uscire e mancare diverse ore da casa, lasciando Niki ronfante nella sua poltrona preferita. Fuori pioveva, tutto taceva. La porticina basculante che hanno costruito perchè il dolce micino potesse entrare e uscire autonomamente, era libera da altri ostacoli.
Quando Niki si è svegliato dal suo ozio quotidiano, ha accertato che c’era la casa vuota, la pioggia, il freddo, ha forse sofferto? No di certo, ha piuttosto pensato: “evviva, ho casa libera, oggi festazza (grande festa)!!!”.
E così Niki è uscito ha trovato due amiche, la fidanzatina “a-Nica” e la più adulta “u-Gattaruni”, e ha detto loro: “ picciò (ragazzi), i miei sono fuori, venite a casa mia, facciamo un croccantini-party, un salmone-aperitivo, un copertinadilana-day, un divano-dance!!!” . E per fortuna non ha detto “bunga-bunga” che poi mi incavolavo veramente... ma d’altra parte lui è un tasciogatto, è giovane, non è ricco, anzi è pure un gatto-comunista, quindi preferisce altri svaghi...
Per farla breve i Tasciogatti si sono riuniti in casa, sono entrati dalla porticina basculante (della quale hanno subito capito il sistema di apertura), complice il “leader minimus Niki”, hanno fatto piazza pulita di tutto ciò che di commestibile ci fosse nella stanza, e per il resto cosa abbiano fatto non lo so, perchè ancora i gatti non hanno la tecnologia adatta per fare foto osé da vendere sotto banco, o video compromettenti con cui ricattare, e non hanno telefoni da intercettare, oltretutto non hanno lasciato alcuna prova nè di tipo visivo nè olfattivo (per fortuna!!!).
Non appena i Tasciogatti hanno sentito il rumore dell’automobile, il giovane Niki ha detto: “picciò scappiamo, sono arrivati i miei!!!”, per non farsi sgamare (notare) è uscito per primo, festoso, con atteggiamento di grande accoglienza nei confronti dei genitori umani, seguito a ruota da “u gattaruni” scura e mimetizzata nel buio della sera, con passo felpato, rapido ed indifferente, soltanto “a-Nica”, che solo in tale occasione è stata poco carinamente ribattezzata “a-Luocca” (la sciocca), non ha ritrovato la via di fuga, facendosi sorprendere in casa, disperata, intenta a salire sulla finestra, miagolando e sbattendo la testa vanamente sul vetro, ha trovato la libertà solo grazie al rapido intervento umano, fuggendo miagolante e con la coda tra le gambe...
Il toco di terrasini pur rimproverato (forse troppo gentilmente) non ha mostrato segnali di pentimento. Come faranno i poveri umani a proibire ai Tasciogatti di entrare nuovamente in casa?
Questo è un mistero da scoprire alla prossima avventura dei Tasciogatti e dei loro amici a due gambe (e due braccia).
Glossario:
Tascio: termine intraducibile, usatissimo dai palermitani per definire vari esemplari umani simili a quelli che in altre parti d’Italia vengono detti tamarri o coatti.
Toco: persona piacente e vincente, anche detta “sbrechis”.
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martedì 8 febbraio 2011
lunedì 28 giugno 2010
Diario di giornate belle e giornate "così così"
Ci sono dei giorni grigi, come ad esempio quando vuoi fare una passeggiata domenicale sul lungo mare,
Cosa è successo? Niente connessione niente telefonate. Sembra la tipica cosa che ti accade se non paghi la bolletta, ma è impossibile, è canalizzata. Allora ti costringi a chiamare al callcenter, e con tutto il rispetto per chi svolge questo amaro lavoro (ne ho due in famiglia), io non sopporto queste telefonate. Ma devo. Attesa di quattro minuti nella quale senti una musica ossessiva, ti viene in mente De Sica junior e Belen, li vorresti inseguire con la cornetta del telefono in mano, decidi allora di cambiare pensiero per evitare di essere troppo arrabbiata quando parlerai con l’operatore umano, senti tutta la pubblicità e le offerte e ti rifiuti di ascoltarle.
In serata il cugino vicino di casa ci regala anche dei bellissimi pomodori del suo orto che sembrano finti per quanto sono perfetti
Morale: se pure ci sono giorni neri, basta soffermarsi di più sulle piccole cose piacevoli, la generosità umana, le piccole ma grandi sorprese, per stare un po’ meglio. La vita è così, un po’ ti fa arrabbiare, un po’ ti fa gioire, certe volte prevale un aspetto certe volte un altro. Quando tutto sembra negativo bisogna avere la pazienza di aspettare i momenti migliori.
accosti la machina con l’idea di guardare romanticamente l’orizzonte e respirare il tepore del sole, e proprio in quel fatidico istante, mentre sei immersa nei sogni e nelle fantasie, senti un soave pfffff e ti rendi conto che, ad un lieve contatto con il marciapiede, si è spaccata la ruota della tua auto, e così la passeggiata si trasforma in due esseri umani imbrattati di nero, con il libretto delle istruzioni della macchina tra le mani, perchè non era mai capitato prima, con i nervi a pezzi e quel tepore del sole tanto desiderato è ormai diventato un fastidioso fuoco che brucia il cuoio capelluto, ed è proprio quello il momento in cui capisci come tutto è relativo, altro che Einstein!
Ci sono giorni in cui ti svegli e decidi di collegarti ad internet, ma ti accorgi che non c’è linea. Riavvii, spegni, riconnetti, nome utente, password, non ti arrendi, rifai tutto da capo per cinque volte e poi ti rassegni. Poi riprovi ancora e nulla, allora decidi di fare altro, ma tutto il resto lo vorresti rimandare. Allora meglio fare una bella chiacchierata al telefono. Cominci a digitare il numero e... una voce meccanica si intromette tra te e i tuoi pensieri: “ da questa linea per problemi amministrativi si può solo chiamare ai numeri d’emergenza e a quelli della telecom”. Ehhh????
Ci sono giorni in cui ti svegli e decidi di collegarti ad internet, ma ti accorgi che non c’è linea. Riavvii, spegni, riconnetti, nome utente, password, non ti arrendi, rifai tutto da capo per cinque volte e poi ti rassegni. Poi riprovi ancora e nulla, allora decidi di fare altro, ma tutto il resto lo vorresti rimandare. Allora meglio fare una bella chiacchierata al telefono. Cominci a digitare il numero e... una voce meccanica si intromette tra te e i tuoi pensieri: “ da questa linea per problemi amministrativi si può solo chiamare ai numeri d’emergenza e a quelli della telecom”. Ehhh????
Cosa è successo? Niente connessione niente telefonate. Sembra la tipica cosa che ti accade se non paghi la bolletta, ma è impossibile, è canalizzata. Allora ti costringi a chiamare al callcenter, e con tutto il rispetto per chi svolge questo amaro lavoro (ne ho due in famiglia), io non sopporto queste telefonate. Ma devo. Attesa di quattro minuti nella quale senti una musica ossessiva, ti viene in mente De Sica junior e Belen, li vorresti inseguire con la cornetta del telefono in mano, decidi allora di cambiare pensiero per evitare di essere troppo arrabbiata quando parlerai con l’operatore umano, senti tutta la pubblicità e le offerte e ti rifiuti di ascoltarle.
Finalmente risponde una gentile signora che alla tua domanda ti risponde stizzita e sconcertata che tu non hai pagato tre bollette. Mantieni la calma e gentilmente le spieghi che tutto è canalizzato, anche volendo non pagare sei costretto a farlo, allora lei capisce e scopre l’arcano, un suo collega chissà perchè ha deciso di togliere l’addebito alla posta e non ti hanno nemmeno mandato i bollettini a casa, così almeno lo capivi.
Ed allora per cercare di vedere le cose positive ripensi a quando eri a casa tutta scompigliata, capelli a istrice, trucco spiaccicato, e bussano al tuo cancello, ti affacci imbarazzata e vedi una sconosciuta con un piatto in mano. La raggiungi e lei è una vicina che non avevi mai visto prima, che per farti sentire benvoluta ti sta regalando dei pesci appena pescati,
Ed allora per cercare di vedere le cose positive ripensi a quando eri a casa tutta scompigliata, capelli a istrice, trucco spiaccicato, e bussano al tuo cancello, ti affacci imbarazzata e vedi una sconosciuta con un piatto in mano. La raggiungi e lei è una vicina che non avevi mai visto prima, che per farti sentire benvoluta ti sta regalando dei pesci appena pescati,
che è dispiaciuta per noi per il fatto che in zona non ci sono altri giovani con cui fare amicizia, perchè i suoi figli e nuore sono tutti dovuti emigrare e lei è rimasta sola col marito, ma che ugualmente il posto potrà essere piacevole perchè “è bello e tranquillo”. E tu che non ti aspettavi tutta questa accoglienza sei contenta e la vorresti abbracciare, e quei pesciolini sono un dono prezioso. E così le alici diventeranno la base per due nuove ricette, “alici alla livornese” e una “pasta c’anciova” rivisitata.
In serata il cugino vicino di casa ci regala anche dei bellissimi pomodori del suo orto che sembrano finti per quanto sono perfetti
e li cucinerai in padella (prossimamente ricetta)
e così guardando il tuo piccolo orticello speri che i nuovi pomodori appena spuntati possano crescere e arrossire, e che anche tutto il resto possa andare bene.
Morale: se pure ci sono giorni neri, basta soffermarsi di più sulle piccole cose piacevoli, la generosità umana, le piccole ma grandi sorprese, per stare un po’ meglio. La vita è così, un po’ ti fa arrabbiare, un po’ ti fa gioire, certe volte prevale un aspetto certe volte un altro. Quando tutto sembra negativo bisogna avere la pazienza di aspettare i momenti migliori.
P.s. andate su Blog di cucina per la nuova ricetta della rubrica La Sicilia in tavola, scritta da Scarlett
mercoledì 5 maggio 2010
Topo di città, topo di campagna
Come molti già sanno sono nata e cresciuta in una città, e tra l’altro trattasi di Palermo, città particolarmente caotica, che per noi “del luogo” è la Città per eccellenza, il centro del Mediterraneo, Panormus, città “tutto porto” che per anni è stata anche la capitale di un impero...sarà per questo che per i palermitani, “tutto il resto è paese e solo Palermo è città” .
Devo però ammettere che malgrado le dimensioni ed il numero di abitanti molto elevato non sempre a Palermo la mentalità è del tutto cittadina, ad esempio può capitare che in alcuni quartieri “tutti sanno tutto di tutti”, magari non lo sai, ma scopri per caso che i vicini di palazzo hanno seguito i tuoi movimenti, non certo nel senso di spionaggio, ma che con modi apparentemente distratti hanno capito chi sono i tuoi parenti, i tuoi orari, i ritmi di vita, etc.
Ci è capitato, e questo è solo uno dei tanti esempi, che una anziana vicina di casa, dall’udito strepitoso, ci dicesse: “ho capito che stava uscendo perchè mi metto al balcone e sento quando lei dice –sto tornando- “... e giuro che noi generalmente parliamo a bassissima voce.
Digressioni a parte, sono sempre stata in città, tra lo smog e i palazzi alti, l’asfalto ed il grigiume, i monumenti imponenti e le aiuole prive di vegetazione, tra i rumori di clacson e quelli dei motorini per l’acqua. Con la campagna solo qualche contatto durante le gite domenicali o le vacanze. Non posso, per fortuna, dire di essere stata una di quelle bambine a cui chiedevano di disegnare un tonno e ti disegnavano la scatoletta del nostromo, perchè grazie alle tante gite in famiglia, ho avuto modo di vedere animali veri e piante non di plastica, però durante le scampagnate sono stata sempre un po’ restia alle api o vespe, ed a casa ho solo coltivato qualche pianta grassa che poteva entrare nel mio piccolissimo cortiletto.
Adesso la cittadina doc si è trasferita in campagna ed ha scoperto un nuovo mondo. Le api e le vespe non mi disturbano, anzi è capitato che un giorno un’ape volesse attingere alle mie urbane terga, e a Massimo che tentava gentilmente di scacciarla, ho esclamato stupendo anche me stessa: “attento che sono in via d’estinzione!”.
E poi ho cominciato ad affondare le mie mani nella terra. I primi risultati pessimi, ho piantato dei semini di basilico, innaffiandoli con amore e andandoli a visitare tutti i giorni aspettando i germogli, dopo tanti giorni ho scoperto che stavo coltivando erbacce di vario tipo, ma nessuna traccia di basilico.
Finalmente però aiutati da un cugino esperto in materia, abbiamo piantato pomodori,
Devo però ammettere che malgrado le dimensioni ed il numero di abitanti molto elevato non sempre a Palermo la mentalità è del tutto cittadina, ad esempio può capitare che in alcuni quartieri “tutti sanno tutto di tutti”, magari non lo sai, ma scopri per caso che i vicini di palazzo hanno seguito i tuoi movimenti, non certo nel senso di spionaggio, ma che con modi apparentemente distratti hanno capito chi sono i tuoi parenti, i tuoi orari, i ritmi di vita, etc.
Ci è capitato, e questo è solo uno dei tanti esempi, che una anziana vicina di casa, dall’udito strepitoso, ci dicesse: “ho capito che stava uscendo perchè mi metto al balcone e sento quando lei dice –sto tornando- “... e giuro che noi generalmente parliamo a bassissima voce.
Digressioni a parte, sono sempre stata in città, tra lo smog e i palazzi alti, l’asfalto ed il grigiume, i monumenti imponenti e le aiuole prive di vegetazione, tra i rumori di clacson e quelli dei motorini per l’acqua. Con la campagna solo qualche contatto durante le gite domenicali o le vacanze. Non posso, per fortuna, dire di essere stata una di quelle bambine a cui chiedevano di disegnare un tonno e ti disegnavano la scatoletta del nostromo, perchè grazie alle tante gite in famiglia, ho avuto modo di vedere animali veri e piante non di plastica, però durante le scampagnate sono stata sempre un po’ restia alle api o vespe, ed a casa ho solo coltivato qualche pianta grassa che poteva entrare nel mio piccolissimo cortiletto.
Adesso la cittadina doc si è trasferita in campagna ed ha scoperto un nuovo mondo. Le api e le vespe non mi disturbano, anzi è capitato che un giorno un’ape volesse attingere alle mie urbane terga, e a Massimo che tentava gentilmente di scacciarla, ho esclamato stupendo anche me stessa: “attento che sono in via d’estinzione!”.
E poi ho cominciato ad affondare le mie mani nella terra. I primi risultati pessimi, ho piantato dei semini di basilico, innaffiandoli con amore e andandoli a visitare tutti i giorni aspettando i germogli, dopo tanti giorni ho scoperto che stavo coltivando erbacce di vario tipo, ma nessuna traccia di basilico.
Finalmente però aiutati da un cugino esperto in materia, abbiamo piantato pomodori,
cetrioli
e melanzane,
e poi basilico (questa volta in piantine),
prezzemolo,
menta
e dei semini di salvia (speriamo bene!).
Poche piante perchè tutto lo spazio che abbiamo è alberato e troppo ombroso, ma si vedrà.
Durante la piantagione siamo stati letteralmente assaliti dalla zanzare, ma della loro estinzione ammetto non mi preoccupo tanto...
Poche piante perchè tutto lo spazio che abbiamo è alberato e troppo ombroso, ma si vedrà.
Durante la piantagione siamo stati letteralmente assaliti dalla zanzare, ma della loro estinzione ammetto non mi preoccupo tanto...
Per l’orticello abbiamo prima preparato i “vattali”, non so se è un termine siciliano o meno, so che sono delle file di terra ammonticchiata (dove vanno messe le piantine) separate da grandi vasche (sempre di terra) dove si farà andare l’acqua di irrigazione.
La zona deve essere soleggiata e dovrò innaffiare, per la prima settimana, ogni sera, poi un giorno si ed uno no. Se tutto va bene in un mese si dovrebbero vedere i frutti o meglio, gli ortaggi.
La campagna è bella e rilassante, c’è profumo di fiori
e di erba bagnata, sento solo il suono del canto delle capinere e delle tortore, vedo ulivi, limoni,
viti, un albicocco e un nespolo,
i ritmi sono lenti e rilassanti, l’attesa di vedere nascere un germoglio, metafora della vita, e di scoprire una nuova foglia o un frutto. Mi lascio abbracciare dal sole tiepido di questa primavera ed osservo il cielo azzurrissimo, libero dai palazzi, dalle antenne...
Vabbè ogni tanto andrò di certo a Palermo a disintossicarmi da tutte queste amenità respirando un po’ di aria pura di città, perchè forse lo smog, il traffico ed i rumori sono come la nicotina, fanno male, ma creano crisi di astinenza!
Vabbè ogni tanto andrò di certo a Palermo a disintossicarmi da tutte queste amenità respirando un po’ di aria pura di città, perchè forse lo smog, il traffico ed i rumori sono come la nicotina, fanno male, ma creano crisi di astinenza!
p.s. su blog di cucina c'è già la mia prima ricetta, non poteva che seere "A pasta chi sardi"
sabato 12 dicembre 2009
DIARIO DEGLI ULTIMI GIORNI. Caldo, freddo, un arresto, la Madonna, il Bingo, gioie e delusioni, un incantesimo spezzato.
Questi ultimi giorni sono stati intensi, quando si lavora i ritmi di vita cambiano ed il tempo scorre senza che nemmeno ci si renda conto di questo. C’è stato il sole tiepido e la pioggia battente, il freddo alternato alle giornate primaverili. E’ passata senza che me ne accorgessi la giornata dedicata alla Madonna, festa molto amata dai palermitani che la celebrano mangiando lo sfincionello e aprendo il ciclo di serate dedicate al gioco delle carte, che si concluderà solo con l’epifania. Io non me ne sono nemmeno accorta, niente sfincione e niente carte, per il primo mi dispiace, la seconda cosa è per me una tortura alla quale faccio di tutto per astenermi.
Quando cominciano le feste natalizie, tutti sentono forte il fuoco del gioco, anche chi non tocca un mazzo di carte per tutto l’anno, improvvisamente ha voglia di sette e mezzo, cucù, mercante in fiera, mentre io cerco di nascondermi ed inventare scuse, sarà perchè quelle rare volte che gioco, perdo (e per fortuna si gioca con i centesimi), sarà che l’interruzione di undici mesi mi fa dimenticare tutte le regole, anche quelle più sceme e semplici, sarà che fosse per me potrebbero non esistere lotti e superenalotti, per non parlare dei tanti Bingo così iperfrequentati a Palermo, dove io non sono mai entrata, anzi, l’ho fatto una volta sola. Era per un colloquio di lavoro (super ambito) tanti anni fa. Era una sala Bingo (ora non esiste più) che fino ad allora era stata una sala ricevimenti in una sorta di collinetta vicina alla città. Se qualcuno volesse farmi un colloquio di lavoro, non dovrebbe mai fare ciò che fece l’uomo in questione: primo propormi di fare un corso per modella (per imparare a camminare e muovermi in un certo modo), già che il termine modella mi faceva ridere visto che supero di poco i 150 cm di altezza, oltre tutto per portare le bibite alla gente famelica di vincite, non credo serva. Secondo propormi di mettere la mia paga giornaliera in un borsello dal quale attingere per dare il resto ai clienti tra una giocata e l’altra, ovvero pochi secondi, ogni ammanco (cosa probabilissima) sarebbe stato detratto dalla paga. Terzo avere lo sguardo viscido. Quarto proportmi l'uso obbligatorio della minigonna e tacchi alti. Insomma l’uomo mi assunse ed io gli risposi che non mi avrebbe più vista, così finì la mia mai iniziata esperienza nel mondo del Bingo.
Digressioni a parte, questa settimana mi sono persa un bel po’ di cose. Un giorno, mentre facevo il riposino pomeridiano, dopo un’intensa mattinata di lavoro c’è stato un celebre arresto a cento metri da casa mia. Ho sentito le sirene, il rumore degli elicotteri, ma nemmeno questo mi ha fatto mollare il letto ed il mio relax, forse ci si abitua a tutto. Al mio risveglio, vado subito su internet, perchè da quando abito al centro di Palermo, vicino al Tribunale, so che quei rumori hanno di certo un significato, per di più in un giorno particolare come quello, qualcosa di importante doveva essere accaduto, ed infatti leggo la notizia, inquietante direi.
Questa settimana grandi gioie e qualche delusione lavorativa. Ospiti meravigliosi, una coppia ha avuto un bambino, e poi abbiamo conosciuto due persone fantastiche, speciali con le quali le chiacchierate sono state piacevoli, istruttive, emozionanti, un incontro bellissimo, Palermo e Milano così lontane e mai tanto vicine. E’ bello questo lavoro, altro che Bingo...
Ogni tanto però anche qui qualche delusione. Non amo l’attesa, è l’unica cosa che non mi piace in questo lavoro, preferisco anche stirare, ma attendere no, sarà che sono molto puntuale, anzi troppo, poi in certo casi l’attesa diventa infinita. Quando un mese prima ti prenotano le due camere (le uniche due che abbiamo) per 10 giorni, vorresti festeggiare per tutto il mese, soprattutto dopo che non si è lavorato per tanto tempo. Sei così felice e la telefonata è stata così cordiale che non chiedi nemmeno un anticipo, è pure vero che è una nostra consuetudine, si siamo fissati sulla fiducia, chiediamo solo un preavviso in tempo utile e fregature ne abbiamo prese pochissime.
Prenotano delle persone che lavoreranno in un teatro vicino casa, che bello, ci piace il teatro, sarà interessante ospitare gente che contribuisce con il proprio lavoro ad uno spettacolo. Li aspettiamo per pranzo, l’attesa. Sono le tre e mezza del pomeriggio, non vorremmo essere insistenti chiamandoli, ma siamo pure rimasti digiuni. Telefoniamo. La gentile signora ci dice che lei si trova a Venezia, la produzione ha cambiato i programmi, da noi arriveranno altre due persone, chiede se ci hanno già contattati. Rimaniamo esterrefatti, chiediamo un recapito al quale chiamare noi, ci dicono che ci richiameranno loro a breve, ma che gli altri arriveranno sicuramente. Attesa e dubbi. Sono le 20.00 e richiamiamo la gentile signora. Cellulare staccato, fino alle 22.30. Attesa e forti dubbi. Ore 1.00 ci corichiamo, l’attesa è finita, nessuno è arrivato. Stamattina la signora non ci risponde più, che bello, gli inconvenienti del mestiere...
L’attesa è servita a qualcosa, a parte una maratona di puntate di Lost, ho deciso di fare una pizza-sfincione in casa. Io con gli impasti sono una frana, mi viene durissima anche la pizza col pane impasta comprato, ma questa volta ho seguito bene le istruzioni che avevo per scrivere qui un post con la ricetta dello sfincione per la Madonna (cosa che non ho ancora fatto), quello di mio nonno. Non avendo però gli ingredienti per il condimento dello sfincione, l’ho condito come una specie di pizza. L’incantesimo è stato rotto, era sofficissimo ed anche buono!
Al prossimo post, la ricetta ed alcune note sullo sfincione!
Quando cominciano le feste natalizie, tutti sentono forte il fuoco del gioco, anche chi non tocca un mazzo di carte per tutto l’anno, improvvisamente ha voglia di sette e mezzo, cucù, mercante in fiera, mentre io cerco di nascondermi ed inventare scuse, sarà perchè quelle rare volte che gioco, perdo (e per fortuna si gioca con i centesimi), sarà che l’interruzione di undici mesi mi fa dimenticare tutte le regole, anche quelle più sceme e semplici, sarà che fosse per me potrebbero non esistere lotti e superenalotti, per non parlare dei tanti Bingo così iperfrequentati a Palermo, dove io non sono mai entrata, anzi, l’ho fatto una volta sola. Era per un colloquio di lavoro (super ambito) tanti anni fa. Era una sala Bingo (ora non esiste più) che fino ad allora era stata una sala ricevimenti in una sorta di collinetta vicina alla città. Se qualcuno volesse farmi un colloquio di lavoro, non dovrebbe mai fare ciò che fece l’uomo in questione: primo propormi di fare un corso per modella (per imparare a camminare e muovermi in un certo modo), già che il termine modella mi faceva ridere visto che supero di poco i 150 cm di altezza, oltre tutto per portare le bibite alla gente famelica di vincite, non credo serva. Secondo propormi di mettere la mia paga giornaliera in un borsello dal quale attingere per dare il resto ai clienti tra una giocata e l’altra, ovvero pochi secondi, ogni ammanco (cosa probabilissima) sarebbe stato detratto dalla paga. Terzo avere lo sguardo viscido. Quarto proportmi l'uso obbligatorio della minigonna e tacchi alti. Insomma l’uomo mi assunse ed io gli risposi che non mi avrebbe più vista, così finì la mia mai iniziata esperienza nel mondo del Bingo.
Digressioni a parte, questa settimana mi sono persa un bel po’ di cose. Un giorno, mentre facevo il riposino pomeridiano, dopo un’intensa mattinata di lavoro c’è stato un celebre arresto a cento metri da casa mia. Ho sentito le sirene, il rumore degli elicotteri, ma nemmeno questo mi ha fatto mollare il letto ed il mio relax, forse ci si abitua a tutto. Al mio risveglio, vado subito su internet, perchè da quando abito al centro di Palermo, vicino al Tribunale, so che quei rumori hanno di certo un significato, per di più in un giorno particolare come quello, qualcosa di importante doveva essere accaduto, ed infatti leggo la notizia, inquietante direi.
Questa settimana grandi gioie e qualche delusione lavorativa. Ospiti meravigliosi, una coppia ha avuto un bambino, e poi abbiamo conosciuto due persone fantastiche, speciali con le quali le chiacchierate sono state piacevoli, istruttive, emozionanti, un incontro bellissimo, Palermo e Milano così lontane e mai tanto vicine. E’ bello questo lavoro, altro che Bingo...
Ogni tanto però anche qui qualche delusione. Non amo l’attesa, è l’unica cosa che non mi piace in questo lavoro, preferisco anche stirare, ma attendere no, sarà che sono molto puntuale, anzi troppo, poi in certo casi l’attesa diventa infinita. Quando un mese prima ti prenotano le due camere (le uniche due che abbiamo) per 10 giorni, vorresti festeggiare per tutto il mese, soprattutto dopo che non si è lavorato per tanto tempo. Sei così felice e la telefonata è stata così cordiale che non chiedi nemmeno un anticipo, è pure vero che è una nostra consuetudine, si siamo fissati sulla fiducia, chiediamo solo un preavviso in tempo utile e fregature ne abbiamo prese pochissime.
Prenotano delle persone che lavoreranno in un teatro vicino casa, che bello, ci piace il teatro, sarà interessante ospitare gente che contribuisce con il proprio lavoro ad uno spettacolo. Li aspettiamo per pranzo, l’attesa. Sono le tre e mezza del pomeriggio, non vorremmo essere insistenti chiamandoli, ma siamo pure rimasti digiuni. Telefoniamo. La gentile signora ci dice che lei si trova a Venezia, la produzione ha cambiato i programmi, da noi arriveranno altre due persone, chiede se ci hanno già contattati. Rimaniamo esterrefatti, chiediamo un recapito al quale chiamare noi, ci dicono che ci richiameranno loro a breve, ma che gli altri arriveranno sicuramente. Attesa e dubbi. Sono le 20.00 e richiamiamo la gentile signora. Cellulare staccato, fino alle 22.30. Attesa e forti dubbi. Ore 1.00 ci corichiamo, l’attesa è finita, nessuno è arrivato. Stamattina la signora non ci risponde più, che bello, gli inconvenienti del mestiere...
L’attesa è servita a qualcosa, a parte una maratona di puntate di Lost, ho deciso di fare una pizza-sfincione in casa. Io con gli impasti sono una frana, mi viene durissima anche la pizza col pane impasta comprato, ma questa volta ho seguito bene le istruzioni che avevo per scrivere qui un post con la ricetta dello sfincione per la Madonna (cosa che non ho ancora fatto), quello di mio nonno. Non avendo però gli ingredienti per il condimento dello sfincione, l’ho condito come una specie di pizza. L’incantesimo è stato rotto, era sofficissimo ed anche buono!
Al prossimo post, la ricetta ed alcune note sullo sfincione!
mercoledì 2 dicembre 2009
Statistiche. Come un' auto parcheggiata può diventare una panella.
Si può essere scelti uno su qualche centinaia per un bel premio in palio? Secondo le statistiche quante possibilità ci sono di vincere al super enalotto? Si può ricevere una telefonata che ti dice: “abbiamo scelto lei per assegnarle un viaggio omaggio” senza che si debba andare nel solito albergo ad acquistare pentole, coperte etc?
Oppure quante possibilità ci sono che un tizio sconosciuto, di notte, in una strada tutta piena di auto parcheggiate “scelga” di puntarne tre e la tua sia quella che sta nel centro? Quanti punti ha vinto??? E noi?
Torniamo indietro. Sta mattina sono sola a casa, Massimo ha una riunione, c’è da lottare per il nuovo lavoro, bè la precarietà, si sa... Gli ospiti sono andati via presto, non hanno nemmeno voluto la colazione. Ed allora c’è una palermitana aliena doc che finiti i suoi rapidi lavori di casa (b&b), dopo aver girovagato un po’ per i blog, decide di fare una passeggiata rinfrancante, però pioviggina, ma che sarà mai? Acquista il suo solito Fatto Quotidiano, la cipria (oltre la mente va curato anche il corpo, in questo caso la faccia), tre ottimi panini dal fornaio preferito (anche lo stomaco vuole la sua parte). L’aliena torna a casa e decide di cucinare carne al sugo, scongela la carne e si accorge di non avere salsa di pomodoro, cavolo c’è sempre in casa... alternative, carne in brodo? Nooo tanto meglio col sugo, ho una fame... E’ già quasi ora di pranzo, ma per fortuna c’è il nostro fruttivendolo sotto casa che vende di tutto, ed allora via di corsa, la salsa mi aspetta!
Dialogo con il fruttivendolo:
Palermitana aliena doc: ciao, hai forse della salsa di pomodoro?
Paolo il fruttivendolo: ciao, questa, questa o questa?
P. a. d.: questa (la più economica è sempre più cara di quella che compriamo alla coop)!
P.i. f.: ma hai saputo dell’incidente con la tua auto?
P. a. d: Pensieri la mia auto, azz, Massimo è uscito, ha preso forse l’auto, che è successo, che si è fatto, help (sono pessimista ed ansiosa). Parole (fingo calma e indifferenza): la mia auto? Incidente?
P. i. f: ma, forse non è la tua, è quella lì parcheggiata (la indica con la mano).
P. a. d.: Pensieri Massimo è salvo!!!!!!!!! Incidente alla macchina parcheggiata???? Parole: si è la mia...
P.i. f: ma forse non è la tua!
P. a. d.: Pensieri in dialetto (quando si è nervosi esce fuori il palermitano che c’è in te) ma chi diiici? Un ricanusciu a me machina? Veru ca sugnu anticchia intolla, ma cu avi na machina color carta di zucchero ‘nta sta zona? Bedda matri! speriamo ca un si fici nenti ca già semu misi mali! (Ma cosa stai dicendo? Adesso addirittura non riconosco la mia automobile? E’ vero che sono un tantino stonata, ma chi altro possiede una auto color azzurro metallizzato in tale via? Bella madre! Speriamo che il danno non sia grave che già la nostra situazione economica non è delle migliori). Parole è la mia, la riconosco.
Insomma per farla breve un ignoto ieri sera andando contro senso nella strada in cui abitiamo ha sbandato e preso in pieno una grossa Bmw parcheggiata che si è spostata andando a finire sulla nostra auto che a sua volta si e appiccicata all’altra auto a fianco, schiacciata come una vera panella palermitana! Poi l’ignoto è scappato via.
Quando ho visto il danno ho esclamato: “poverino, speriamo non si sia fatto male!”. Poi ho pensato che per essere scappato non doveva essere malridotto, ma meglio così, certo uno come lui non dovrebbe guidare perchè rischia di far male a qualcuno, ma comunque mi sarebbe dispiaciuto vederlo ferito, spero che sia l’occasione perchè ripensi alla sua guida, a noi ha fatto un bel danno, ma per fortuna la macchina cammina ancora e prima o poi la ripareremo.
Dialogo con il ragazzo del fruttivendolo (che poi non è tanto ragazzo ma si usa dire così)
P. a. d: mammamia! Certo che correva! Poverino, speriamo non si sia fatto male!
R.d.f.: (occhi sbarrati dinanzi a tale esclamazione).
Racconto delle vicende riportate dalle voci di quartiere.
P.a.d.: rido per non piangere...
R.d.f.: che si vuole fare? Per fortuna non c’erano persone (che saggezza!)
Pad: (serafica) vabè, quando viene Massimo vediamo che dobbiamo fare, grazie, ciao!
Insomma la mia auto ha avuto un incidente da sola, è auto-noma.
Il danno è discreto, non troppo grave. Ad ora di pranzo eravamo sulla strada a discutere con una serie di sconosciuti di quartiere, è divertente vedere come una situazione del genere attiri tanta gente, tutti si fermavano come degli esperti periti ad esaminare il caso, chi prendeva i frammenti di vernice blu e li analizzava (ci mancavano i RIS di Parma), chi faceva considerazioni legali, si è avvicinato anche un avvocato (non ne mancano mai e quindi li trovi subito pronti ad intervenire), dice che forse ci si può rivalere sull’altra auto parcheggiata che dopo essere stata colpita ha preso la nostra, io dico: “ma nemmeno per sogno mi rivalgo su un’altra vittima”. L’avvocato scappa.
Si conosce tanta gente, nessuna indifferenza a Palermo!
La carne col sugo l’abbiamo mangiata alle 15:30, non potevamo di certo rinunciarci!
Oppure quante possibilità ci sono che un tizio sconosciuto, di notte, in una strada tutta piena di auto parcheggiate “scelga” di puntarne tre e la tua sia quella che sta nel centro? Quanti punti ha vinto??? E noi?
Torniamo indietro. Sta mattina sono sola a casa, Massimo ha una riunione, c’è da lottare per il nuovo lavoro, bè la precarietà, si sa... Gli ospiti sono andati via presto, non hanno nemmeno voluto la colazione. Ed allora c’è una palermitana aliena doc che finiti i suoi rapidi lavori di casa (b&b), dopo aver girovagato un po’ per i blog, decide di fare una passeggiata rinfrancante, però pioviggina, ma che sarà mai? Acquista il suo solito Fatto Quotidiano, la cipria (oltre la mente va curato anche il corpo, in questo caso la faccia), tre ottimi panini dal fornaio preferito (anche lo stomaco vuole la sua parte). L’aliena torna a casa e decide di cucinare carne al sugo, scongela la carne e si accorge di non avere salsa di pomodoro, cavolo c’è sempre in casa... alternative, carne in brodo? Nooo tanto meglio col sugo, ho una fame... E’ già quasi ora di pranzo, ma per fortuna c’è il nostro fruttivendolo sotto casa che vende di tutto, ed allora via di corsa, la salsa mi aspetta!
Dialogo con il fruttivendolo:
Palermitana aliena doc: ciao, hai forse della salsa di pomodoro?
Paolo il fruttivendolo: ciao, questa, questa o questa?
P. a. d.: questa (la più economica è sempre più cara di quella che compriamo alla coop)!
P.i. f.: ma hai saputo dell’incidente con la tua auto?
P. a. d: Pensieri la mia auto, azz, Massimo è uscito, ha preso forse l’auto, che è successo, che si è fatto, help (sono pessimista ed ansiosa). Parole (fingo calma e indifferenza): la mia auto? Incidente?
P. i. f: ma, forse non è la tua, è quella lì parcheggiata (la indica con la mano).
P. a. d.: Pensieri Massimo è salvo!!!!!!!!! Incidente alla macchina parcheggiata???? Parole: si è la mia...
P.i. f: ma forse non è la tua!
P. a. d.: Pensieri in dialetto (quando si è nervosi esce fuori il palermitano che c’è in te) ma chi diiici? Un ricanusciu a me machina? Veru ca sugnu anticchia intolla, ma cu avi na machina color carta di zucchero ‘nta sta zona? Bedda matri! speriamo ca un si fici nenti ca già semu misi mali! (Ma cosa stai dicendo? Adesso addirittura non riconosco la mia automobile? E’ vero che sono un tantino stonata, ma chi altro possiede una auto color azzurro metallizzato in tale via? Bella madre! Speriamo che il danno non sia grave che già la nostra situazione economica non è delle migliori). Parole è la mia, la riconosco.
Insomma per farla breve un ignoto ieri sera andando contro senso nella strada in cui abitiamo ha sbandato e preso in pieno una grossa Bmw parcheggiata che si è spostata andando a finire sulla nostra auto che a sua volta si e appiccicata all’altra auto a fianco, schiacciata come una vera panella palermitana! Poi l’ignoto è scappato via.
Quando ho visto il danno ho esclamato: “poverino, speriamo non si sia fatto male!”. Poi ho pensato che per essere scappato non doveva essere malridotto, ma meglio così, certo uno come lui non dovrebbe guidare perchè rischia di far male a qualcuno, ma comunque mi sarebbe dispiaciuto vederlo ferito, spero che sia l’occasione perchè ripensi alla sua guida, a noi ha fatto un bel danno, ma per fortuna la macchina cammina ancora e prima o poi la ripareremo.
Dialogo con il ragazzo del fruttivendolo (che poi non è tanto ragazzo ma si usa dire così)
P. a. d: mammamia! Certo che correva! Poverino, speriamo non si sia fatto male!
R.d.f.: (occhi sbarrati dinanzi a tale esclamazione).
Racconto delle vicende riportate dalle voci di quartiere.
P.a.d.: rido per non piangere...
R.d.f.: che si vuole fare? Per fortuna non c’erano persone (che saggezza!)
Pad: (serafica) vabè, quando viene Massimo vediamo che dobbiamo fare, grazie, ciao!
Insomma la mia auto ha avuto un incidente da sola, è auto-noma.
Il danno è discreto, non troppo grave. Ad ora di pranzo eravamo sulla strada a discutere con una serie di sconosciuti di quartiere, è divertente vedere come una situazione del genere attiri tanta gente, tutti si fermavano come degli esperti periti ad esaminare il caso, chi prendeva i frammenti di vernice blu e li analizzava (ci mancavano i RIS di Parma), chi faceva considerazioni legali, si è avvicinato anche un avvocato (non ne mancano mai e quindi li trovi subito pronti ad intervenire), dice che forse ci si può rivalere sull’altra auto parcheggiata che dopo essere stata colpita ha preso la nostra, io dico: “ma nemmeno per sogno mi rivalgo su un’altra vittima”. L’avvocato scappa.
Si conosce tanta gente, nessuna indifferenza a Palermo!
La carne col sugo l’abbiamo mangiata alle 15:30, non potevamo di certo rinunciarci!
venerdì 6 novembre 2009
Le olive. La raccolta.

Qualche giorno fa ho raccolto le olive. Una splendida giornata soleggiata, un pranzetto a base di panini imbottiti e sfincionello. E poi la raccolta. Avevamo a disposizione solo tre alberelli, tre ulivi giovani, hanno circa venti anni. Nel giardino di mia nonna li ho visti crescere, e mai avrei immaginato che potessero diventare così belli e fruttuosi.
I tronchi nodosi che si abbracciavano tra loro, il colore simile a cenere argentata delle foglie e dei rami si mischiava al violaceo intenso ed al verde scintillante dei frutti che pendevano dando un senso di abbondanza. Il terreno umido coperto purtroppo da un tappeto di olive cadute da poco. Non hanno atteso l’arrivo di chi voleva raccoglierle, la natura non può essere controllata, ha i suoi tempi, siamo noi umani a doverci adattare.
Tre soli alberi, se pur così carichi non sono sufficienti per produrre l’olio, perchè i costi del frantoio sarebbero troppo alti e non converrebbe.
Poi bisogna andare dal “frantoio di fiducia”, perchè se non si conosce bene l’olio, è possibile che ti rifilino un prodotto un po’ “tarocco” e considerando che non si tratta di arance... A volte l’olio può essere “immischiato”, ovvero olio nuovo unito a quello dell’anno precedente, col rischio che sia rancido... L’olio appena uscito dal frantoio, deve avere un colore verde intenso e deve essere torbido, non trasparente. Quando è trasparente è di certo dell’anno precedente. Poi basta metterne una goccia nel palmo di una mano e strofinarlo con l’altra mano. Se è tutto di olive ed è nuovo, si sentirà un odore intenso di oliva, semplice no? Ma spesso si prendono tante fregature.
Comunque a noi non conveniva farle macinare, la nostra “manodopera” (cioè noi, che poi eravamo in quattro, uno più acciaccato dell’altro, chi mal di schiena, chi mal di polso, insomma tra tutti non ne usciva fuori nemmeno uno buono, senza poi considerare la nostra sana, genetica e atavica “lagnusia”, pigrizia) era un po’ scarsa, il tempo a disposizione poco e a quel punto anche la pancia piena per il precedente pic-nic (a cui non potevamo di certo rinunciare!). Però perchè lasciar cadere tutti quei frutti tanto belli e gustosi? Abbiamo pensato di raccoglierne almeno un po’.
Le olive si raccolgono in diversi modi. C’è chi mette una rete per terra e con un bastone percuote i rami in modo che le olive cadano giù, questo metodo però rovina le olive e poi anche l’olio assume un sapore brutto. Un altro metodo è l’uso di una specie di pettine che carezza i rami, così le olive cadono sulla rete ma rimangono perfettamente integre. Il metodo che noi abbiamo usato è il meno logico, quello tipico da “disorganizzati”, pur possedendo reti e pettinino, avevamo dimenticato tutto, e così le abbiamo raccolte “una per una”, per fortuna i nostri ulivi sono piccoli di statura, ma io sono molto più piccola di loro, così in punta di piedi mi aggrappavo ai rami ed acchiappavo le olive più belle e le mettevo in una “bagnina” (bacinella).
Non pensavo fosse così divertente, rilassante, gratificante. Non riuscivo a stancarmi tanto era piacevole. In un’ora e mezza ne avrò raccolti almeno sette chili, il totale del bottino, quindici chili di olive, tra verdi e nere.
Cosa farne? L’olio impossibile, troppo poche, la scelta è stata semplice. LA SALAMOIA. Ed è stato solo lì che ho pensato “ma chi me l’ha fatto fare?”. Insomma il risultato è che togliendo quelle che abbiamo regalato, avremo olive per tutto l’anno, sperando almeno che la nostra salamoia funzioni...
Nel prossimo post cenni storici e mitologici legati alle olive e la mia salamoia.
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giovedì 6 agosto 2009
Diario da un b&b. Piacevoli incontri.
Mi è difficile raccontare dei nostri ospiti.
I motivi sono diversi.
Primo non vorrei che sapendo che scrivo di loro, si sentissero troppo osservati e analizzati da una blogger amante della narrazione. Secondo perchè in sei anni sono stati tanti e tutti molto preziosi ed è difficile scegliere tra persone così interessanti e speciali. Terzo, per una questione di timidezza; parlare dei nostri ospiti significa anche parlare di noi, del nostro modo di relazionarci, della nostra vita, di aspetti positivi ed a volte anche di lati “imbranati” come quando parliamo in inglese sicilianizzato o quando non sappiamo rispondere a delle domande, inventiamo e poi confessiamo, etc. Quarto, perchè pur avendo iniziato a scrivere su questo blog proprio con l’intento di raccontare della vita da “bedandbreakfastari”, come scritto nell’intestazione, alla fine è stato per me inevitabile e naturale scrivere soprattutto della Sicilia e delle sue tradizioni. Quinto perchè pur essendo per noi molto interessante vivere la vita in un b&b, gli incontri casuali con gente così diversa e proveniente da tutto il mondo, non so se lo sia per chi legge.
Però ci sono momenti in cui si decide che malgrado tutto bisogna cominciare, oppure accade qualcosa e ti viene voglia di parlarne. Ed è così che oggi mi imbatto in questo nuovo post.
Incontri. Sempre casuali. La nostra vita è così. Suona il campanello, chi sarà sta volta? Una e-mail o una telefonata dicono tanto, ma mai quanto la conoscenza reale.
Saranno soddisfatti del b&b? saranno turisti felici e curiosi? Saranno giovani o anziani? Faremo una buona impressione?
Apprezzeranno il bagno?l’abbiamo “ristrutturato” noi due appena qualche giorno fa, pitturando in un momento di follia, con un caldo siculo da paura, con mio successivo sfogo allergico, non solo le pareti, ma anche le piastrelle (dotati di cementite, ducotone, vernice etc) con un colore blu nave ad effetto traghetto e arredandolo con i miei acquerelli (e so che in bagno si ha il tempo per apprezzare le cose, forse anche la mia arte...).
Ed è così che giorni fa, abbiamo conosciuto una coppia di spagnoli che sono stati a casa nostra per una settimana, ed è stata una piacevole compagnia.
Sempre allegri, curiosi, tra mille domande, hanno girato mezza Sicilia e li abbiamo un pò aiutati.
Le nostre chiacchierate sempre durante la colazione. Questo è un momento speciale per noi. Ci applichiamo nella nostra “psicologia da b&b” per capire come impostare questo momento.
Dopo aver preparato la tavola (Massimo lo fa con una perizia magistrale, quasi artistica), e comprato (sempre Massimo) brioscine al cioccolato, panini freschi ricoperti di sesamo, treccine ricoperte di zucchero, biscottini tipici (le reginelle), etc, entriamo in cucina e prepariamo caffè, latte, the (insomma le bevande calde), e lì cerchiamo di capire se gli ospiti hanno voglia di chiacchierare o di stare da soli. In questo caso dopo aver servito le ultime cose, con un bel sorriso ci congediamo, dicendo che se serve qualcosa, noi siamo nella stanza adiacente, e poi quando hanno quasi finito torniamo per sapere se necessitano di informazioni o altro.
Nel caso in cui (ed è il più delle volte) mentre prepariamo il caffè, coinvolti forse dal rumore familiare della moka, cominciano a farci domande, a raccontarci le loro giornate, rimaniamo con loro intrattenendoci in piacevoli conversazioni che hanno una variabile durata...
Gli argomenti sono infiniti, sicuramente partono dal caffè italiano e dalla sua preparazione, e poi subito Palermo, le sue bellezze da scoprire, il cibo tipico (pane e panelle, panino con milza, caponata, pasta con sarde, dolci etc), consigliamo i locali dove andare, gli autobus da prendere, i monumenti, poi c’è la Sicilia in generale, e qui ricerche e telefonate per i pulmann per Agrigento, Erice, Catania, perchè è sempre preferibile evitare il treno in Sicilia (ore e ore di viaggio). Poi si comincia a discutere dei modi di fare e di essere dei siciliani e dei palermitani, perchè per tutti è inevitabile l’argomento traffico, ospitalità, mafia, antimafia etc.
La discussione si fa ancora più particolare quando, soprattutto gli ospiti stranieri, ci chiedono della situazione politica italiana, perchè all’estero certe situazioni suscitano reazioni che vanno dalla ilarità, alla curiosità, allo sdegno. Altri argomenti vanno dalla religione (sempre gli stranieri sono incuriositi dal rapporto Stato-Vaticano), alla musica, all’arte. Altri ci raccontano di loro, come se fossimo esperti psicologi, ed altri riescono a farci parlare di noi (sta volta sono loro i gli analisti in erba), e poi ci sono momenti esilaranti, alcune volte è successo che Massimo abbia raccontato in italo-siculo- inglese delle barzellette (non so proprio quale strano meccanismo abbia fatto scattare ciò e come ci riesca), e gli ospiti magari Inglesi d.o.c. hanno riso e ripetuto battute in perfetto siciliano. Abbiamo mimato quando non trovavamo le parole (e non è facile imitare la milza senza vedere occhi sgranati guardarci con sospetto), abbiamo riso, pensato, condiviso.
Altre situazioni quando i nostri ospiti sono famiglie con bambini, in questo caso ci ritroviamo il tavolo della cucina ripieno di fogli per disegnare, colori, i nostri giochi ed i loro, intenti a disegnare e giocare. Due bambini olandesi e un’altra volta due Danesi ci hanno insegnato le parole nella loro lingua, con altri abbiamo giocato parlando in inglese (e con i bimbi e ancora più difficile). Non dimenticheremo mai, tra gli altri, Shannon e Connor del Kent,
disegno di Connor (all'epoca 6 anni)
il piccolo Andrei, il piccolissimo Ettore che aveva appena tre mesi (il più piccolo dei nostri ospiti), e poi c’è Ilaria che è praticamente cresciuta con noi (la conosciamo da quando aveva quasi due anni, ora ne ha cinque ed insieme ai genitori viene spesso a trovarci) e rimane sempre la nostra principessa e mascotte del b&b.
Ma dopo essermi dilungata in questo, ritorno agli spagnoli con cui tanto a lungo abbiamo parlato, loro amanti della lingua italiana, adoravano ascoltarci parlare, conoscitori del cinema neorealista e di Nanni Moretti. Apprezzavano come noi il film Terra e libertà, ridevamo insieme delle versioni spagnole delle canzoni italiane di Pausini, Ramazzotti, Nek, o di quelle di Julio Iglesias, e della nazionale Raffaella Carrà, icona anche da loro... abbiamo parlato di Mister B, Zapatero etc. Tra risate e non solo! Adesso sono partiti e devo dire che come spesso accade sentiamo la loro mancanza!
Ma se devo essere sincera, ci siamo a volte anche commossi per certe partenze...
Le ultime due ospiti invece ci hanno riservato una bellissima sorpresa. Sono state una sola notte, e dopo una bella chiacchierata a colazione, ci hanno detto che il nostro b&b era stato loro consigliato da una collega di lavoro, Stephanie.
Ma come non ricordarci di lei e di Erika che furono tra le prime ospiti di almeno 5 anni fa! Delle giovani francesi con sangue spagnolo, trapiantate in Inghilterra. Sono state a Palermo per molti giorni e con loro quasi per magia è scattata l’amicizia.
Noi stiamo abitualmente con gli ospiti solo a colazione, per una questione di indipendenza reciproca. E’ giusto che gli ospiti si vivano la loro vacanza in totale libertà, noi offriamo un servizio e la nostra disponibilità, il b&b è condivisione, ma non vivere insieme. Sarebbe impossibile anche per noi.
Ma nel caso di queste due ragazze abbiamo fatto uno strappo alla regola!
Quanti ricordi, canzoni cantate insieme, un pane con la milza ad Isola delle femmine, una cena francese preparata con insistenza da loro.
Mentre le due nuove ospiti ci facevano quel nome sono scattate immagini, sorrisi, musica, ricordi, abbiamo ritrovato la bottiglia di Corvo Oniris che abbiamo bevuto insieme (che ancora conserviamo, inguaribili romantici!), le foto scattate ad Isola, il messaggio sul nostro primo guest book. Canticchiavamo a voce bassa le canzoni di Mina, Dalida, “Que reste t il de nos amours”, è stata davvero una bella sorpresa.
Palermo 5/08/2004
It’s such a pleasure to know you! I took a lot of pleasure talking with you, exchanging ideas about “nuestro sueno”. Thank you for the beautiful table at breakfast, for not waking us up in the morning because we were late for breakfast!
You made Sicily even more beautiful and A-M-A-Z-I-N-G...
“Mireille Mathieu, Catherine Deneuve, Les jeux sont faits, rien ne va plus, que reste –t- il de nos amours, parole parole parole,...” my memories of Sicily, Agave b&b, Massimo and Evelin, will be full of French and Italian songs, Spanish songs (Me gusta... me gustas tu...)
Mi piacce il panino con milsa nella spiaggia di Isola delle Femine, mi piacce il panino con panelle, mi piacce Monreale, mi piace te voi.
Mi piacce Mina, Dalida, Julio Iglesias, Mi piace Massimo quando canta in Italiano con Evelin, Mi piacete voi.
Mi piace Sicilia, la calore, il sole, Palermo, i palermitani, la caponata, la birra, ilCorvo, mi piacete voi.
You are amazing people who do not fear to love and to give to others and that is why you are so special to me. I fell that I have travelled a lot through our conversation. I am glad to know you.
Let’s keep in touch and please come to England to see me: to Stephanie’s home!
Muchos besos
Stephanie
If I write a short story, I will sendt it to you!
Very dear Massimo and Evelin.
Sicily couldn’t have been the same if we had no met you.
Everything you gave us was done with sincerity and simplicity and it was a real pleasure to spend those mornings and evenings with you two (even if I sleep like a cat and that most of the time it was Stephanie who stayed up late and telled and telled...).
I don’t speak a lot but I loved listening to your stories, you are real and passionate people, you’ve got dreams, you live your life intensely and you share all that with your guests and that make our holidays so special and unforgettable.
I will definitely keep in touch with you and send you news from this cold country I live and you’ve got to come to.
Thank you for your generosity, your kindness, your amazing hospitality, your crazyness.
Erika XXXXXX
Ecco, forse un po’ presuntuoso pubblicare due fra i nostri più positivi messaggi... Ma loro come altri ospiti che abbiamo nel cuore meritavano un post!
Comunque non credevo che nel ricopiarli mi sarei emozionata tanto!
Ci rivedremo un giorno!
p.s. spero presto di poter scrivere anche di altri fantastici ospiti.
I motivi sono diversi.
Primo non vorrei che sapendo che scrivo di loro, si sentissero troppo osservati e analizzati da una blogger amante della narrazione. Secondo perchè in sei anni sono stati tanti e tutti molto preziosi ed è difficile scegliere tra persone così interessanti e speciali. Terzo, per una questione di timidezza; parlare dei nostri ospiti significa anche parlare di noi, del nostro modo di relazionarci, della nostra vita, di aspetti positivi ed a volte anche di lati “imbranati” come quando parliamo in inglese sicilianizzato o quando non sappiamo rispondere a delle domande, inventiamo e poi confessiamo, etc. Quarto, perchè pur avendo iniziato a scrivere su questo blog proprio con l’intento di raccontare della vita da “bedandbreakfastari”, come scritto nell’intestazione, alla fine è stato per me inevitabile e naturale scrivere soprattutto della Sicilia e delle sue tradizioni. Quinto perchè pur essendo per noi molto interessante vivere la vita in un b&b, gli incontri casuali con gente così diversa e proveniente da tutto il mondo, non so se lo sia per chi legge.
Però ci sono momenti in cui si decide che malgrado tutto bisogna cominciare, oppure accade qualcosa e ti viene voglia di parlarne. Ed è così che oggi mi imbatto in questo nuovo post.
Incontri. Sempre casuali. La nostra vita è così. Suona il campanello, chi sarà sta volta? Una e-mail o una telefonata dicono tanto, ma mai quanto la conoscenza reale.
Saranno soddisfatti del b&b? saranno turisti felici e curiosi? Saranno giovani o anziani? Faremo una buona impressione?
Apprezzeranno il bagno?l’abbiamo “ristrutturato” noi due appena qualche giorno fa, pitturando in un momento di follia, con un caldo siculo da paura, con mio successivo sfogo allergico, non solo le pareti, ma anche le piastrelle (dotati di cementite, ducotone, vernice etc) con un colore blu nave ad effetto traghetto e arredandolo con i miei acquerelli (e so che in bagno si ha il tempo per apprezzare le cose, forse anche la mia arte...).
Ed è così che giorni fa, abbiamo conosciuto una coppia di spagnoli che sono stati a casa nostra per una settimana, ed è stata una piacevole compagnia.
Sempre allegri, curiosi, tra mille domande, hanno girato mezza Sicilia e li abbiamo un pò aiutati.
Le nostre chiacchierate sempre durante la colazione. Questo è un momento speciale per noi. Ci applichiamo nella nostra “psicologia da b&b” per capire come impostare questo momento.
Dopo aver preparato la tavola (Massimo lo fa con una perizia magistrale, quasi artistica), e comprato (sempre Massimo) brioscine al cioccolato, panini freschi ricoperti di sesamo, treccine ricoperte di zucchero, biscottini tipici (le reginelle), etc, entriamo in cucina e prepariamo caffè, latte, the (insomma le bevande calde), e lì cerchiamo di capire se gli ospiti hanno voglia di chiacchierare o di stare da soli. In questo caso dopo aver servito le ultime cose, con un bel sorriso ci congediamo, dicendo che se serve qualcosa, noi siamo nella stanza adiacente, e poi quando hanno quasi finito torniamo per sapere se necessitano di informazioni o altro.
Nel caso in cui (ed è il più delle volte) mentre prepariamo il caffè, coinvolti forse dal rumore familiare della moka, cominciano a farci domande, a raccontarci le loro giornate, rimaniamo con loro intrattenendoci in piacevoli conversazioni che hanno una variabile durata...
Gli argomenti sono infiniti, sicuramente partono dal caffè italiano e dalla sua preparazione, e poi subito Palermo, le sue bellezze da scoprire, il cibo tipico (pane e panelle, panino con milza, caponata, pasta con sarde, dolci etc), consigliamo i locali dove andare, gli autobus da prendere, i monumenti, poi c’è la Sicilia in generale, e qui ricerche e telefonate per i pulmann per Agrigento, Erice, Catania, perchè è sempre preferibile evitare il treno in Sicilia (ore e ore di viaggio). Poi si comincia a discutere dei modi di fare e di essere dei siciliani e dei palermitani, perchè per tutti è inevitabile l’argomento traffico, ospitalità, mafia, antimafia etc.
La discussione si fa ancora più particolare quando, soprattutto gli ospiti stranieri, ci chiedono della situazione politica italiana, perchè all’estero certe situazioni suscitano reazioni che vanno dalla ilarità, alla curiosità, allo sdegno. Altri argomenti vanno dalla religione (sempre gli stranieri sono incuriositi dal rapporto Stato-Vaticano), alla musica, all’arte. Altri ci raccontano di loro, come se fossimo esperti psicologi, ed altri riescono a farci parlare di noi (sta volta sono loro i gli analisti in erba), e poi ci sono momenti esilaranti, alcune volte è successo che Massimo abbia raccontato in italo-siculo- inglese delle barzellette (non so proprio quale strano meccanismo abbia fatto scattare ciò e come ci riesca), e gli ospiti magari Inglesi d.o.c. hanno riso e ripetuto battute in perfetto siciliano. Abbiamo mimato quando non trovavamo le parole (e non è facile imitare la milza senza vedere occhi sgranati guardarci con sospetto), abbiamo riso, pensato, condiviso.
Altre situazioni quando i nostri ospiti sono famiglie con bambini, in questo caso ci ritroviamo il tavolo della cucina ripieno di fogli per disegnare, colori, i nostri giochi ed i loro, intenti a disegnare e giocare. Due bambini olandesi e un’altra volta due Danesi ci hanno insegnato le parole nella loro lingua, con altri abbiamo giocato parlando in inglese (e con i bimbi e ancora più difficile). Non dimenticheremo mai, tra gli altri, Shannon e Connor del Kent,
disegno di Connor (all'epoca 6 anni)il piccolo Andrei, il piccolissimo Ettore che aveva appena tre mesi (il più piccolo dei nostri ospiti), e poi c’è Ilaria che è praticamente cresciuta con noi (la conosciamo da quando aveva quasi due anni, ora ne ha cinque ed insieme ai genitori viene spesso a trovarci) e rimane sempre la nostra principessa e mascotte del b&b.
Ma dopo essermi dilungata in questo, ritorno agli spagnoli con cui tanto a lungo abbiamo parlato, loro amanti della lingua italiana, adoravano ascoltarci parlare, conoscitori del cinema neorealista e di Nanni Moretti. Apprezzavano come noi il film Terra e libertà, ridevamo insieme delle versioni spagnole delle canzoni italiane di Pausini, Ramazzotti, Nek, o di quelle di Julio Iglesias, e della nazionale Raffaella Carrà, icona anche da loro... abbiamo parlato di Mister B, Zapatero etc. Tra risate e non solo! Adesso sono partiti e devo dire che come spesso accade sentiamo la loro mancanza!
Ma se devo essere sincera, ci siamo a volte anche commossi per certe partenze...
Le ultime due ospiti invece ci hanno riservato una bellissima sorpresa. Sono state una sola notte, e dopo una bella chiacchierata a colazione, ci hanno detto che il nostro b&b era stato loro consigliato da una collega di lavoro, Stephanie.
Ma come non ricordarci di lei e di Erika che furono tra le prime ospiti di almeno 5 anni fa! Delle giovani francesi con sangue spagnolo, trapiantate in Inghilterra. Sono state a Palermo per molti giorni e con loro quasi per magia è scattata l’amicizia.
Noi stiamo abitualmente con gli ospiti solo a colazione, per una questione di indipendenza reciproca. E’ giusto che gli ospiti si vivano la loro vacanza in totale libertà, noi offriamo un servizio e la nostra disponibilità, il b&b è condivisione, ma non vivere insieme. Sarebbe impossibile anche per noi.
Ma nel caso di queste due ragazze abbiamo fatto uno strappo alla regola!
Quanti ricordi, canzoni cantate insieme, un pane con la milza ad Isola delle femmine, una cena francese preparata con insistenza da loro.
Mentre le due nuove ospiti ci facevano quel nome sono scattate immagini, sorrisi, musica, ricordi, abbiamo ritrovato la bottiglia di Corvo Oniris che abbiamo bevuto insieme (che ancora conserviamo, inguaribili romantici!), le foto scattate ad Isola, il messaggio sul nostro primo guest book. Canticchiavamo a voce bassa le canzoni di Mina, Dalida, “Que reste t il de nos amours”, è stata davvero una bella sorpresa.
Palermo 5/08/2004
It’s such a pleasure to know you! I took a lot of pleasure talking with you, exchanging ideas about “nuestro sueno”. Thank you for the beautiful table at breakfast, for not waking us up in the morning because we were late for breakfast!
You made Sicily even more beautiful and A-M-A-Z-I-N-G...
“Mireille Mathieu, Catherine Deneuve, Les jeux sont faits, rien ne va plus, que reste –t- il de nos amours, parole parole parole,...” my memories of Sicily, Agave b&b, Massimo and Evelin, will be full of French and Italian songs, Spanish songs (Me gusta... me gustas tu...)
Mi piacce il panino con milsa nella spiaggia di Isola delle Femine, mi piacce il panino con panelle, mi piacce Monreale, mi piace te voi.
Mi piacce Mina, Dalida, Julio Iglesias, Mi piace Massimo quando canta in Italiano con Evelin, Mi piacete voi.
Mi piace Sicilia, la calore, il sole, Palermo, i palermitani, la caponata, la birra, ilCorvo, mi piacete voi.
You are amazing people who do not fear to love and to give to others and that is why you are so special to me. I fell that I have travelled a lot through our conversation. I am glad to know you.
Let’s keep in touch and please come to England to see me: to Stephanie’s home!
Muchos besos
Stephanie
If I write a short story, I will sendt it to you!
Very dear Massimo and Evelin.
Sicily couldn’t have been the same if we had no met you.
Everything you gave us was done with sincerity and simplicity and it was a real pleasure to spend those mornings and evenings with you two (even if I sleep like a cat and that most of the time it was Stephanie who stayed up late and telled and telled...).
I don’t speak a lot but I loved listening to your stories, you are real and passionate people, you’ve got dreams, you live your life intensely and you share all that with your guests and that make our holidays so special and unforgettable.
I will definitely keep in touch with you and send you news from this cold country I live and you’ve got to come to.
Thank you for your generosity, your kindness, your amazing hospitality, your crazyness.
Erika XXXXXX
Ecco, forse un po’ presuntuoso pubblicare due fra i nostri più positivi messaggi... Ma loro come altri ospiti che abbiamo nel cuore meritavano un post!
Comunque non credevo che nel ricopiarli mi sarei emozionata tanto!
Ci rivedremo un giorno!
p.s. spero presto di poter scrivere anche di altri fantastici ospiti.
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domenica 2 agosto 2009
Ustica, diario di due isolani in un’isola
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Come raccontare di Ustica? Per quella che è o per come l’abbiamo vissuta noi?
Abbiamo scoperto così che oltre al mare mozzafiato,
Quando noi siamo andati ad Ustica eravamo solo 4 turisti, ma non per modo di dire, gli altri due li abbiamo incontrati spesso sull’autobus. Dopo il primo giorno di perlustrazione, l’autista ci domandò a che ora volessimo rientrare la sera (per non fare la strada al buio pesto). Ci demmo quindi appuntamento con l’autista e con gli altri due turisti ad un’ora prestabilita, nella piazza del piccolo centro abitato. Non mi è mai capitata una cosa simile era molto surreale.
Alcune volte decidemmo però di avventurarci in passeggiate nell’oscurità, dotati di torcia e di spirito d’avventura, devo dire molto suggestivo.
Incuranti del cattivo tempo abbiamo visitato i faraglioni,
Abbiamo fatto il bagno sotto la pioggia nella bellissima Cala Sidoti,
Una lunga passeggiata ci ha portati anche alla Punta dello Spalmatore, dove c’è una bella torre che contiene il Centro Didattico della Riserva.
Ma veniamo alla parte più interessante della nostra vacanza. Gli incontri. Oltre alla coppia di turisti, abbiamo avuto degli incontri interessanti con diversi “indigeni” che vivono nel piccolo centro abitato che si snoda intorno alla Cala Santa Maria, dove c’è il bel porticciolo.
Il primo approccio è stato con gli affittuari della casa, gentilissimi. Ci raggiunsero al porto con una macchina “scassata” ma confortevole per noi così stanchi e nauseati dalla traversata. Mi sentivo in un film mentre percorrevamo le stradine di campagna.
Il giorno successivo eravamo andati a visitare l’esterno di quella che era stata la casa di Gramsci, quando fu confinato ad Ustica dal regime fascista nel 1926. Vi doveva rimanere per 5 anni, ma vi restò solo per 34 giorni. Gramsci vi giunse il 7 dicembre, insieme ad altri 13 amici tra cui Bordiga, con cui fondò una scuola che rappresentò una grande risorsa culturale per gli abitanti del luogo.
Osservavamo la targa affissa sulla casa e ci dicevamo quante storie importanti e da scoprire avesse visto questa piccola isola. Lo stesso uomo anziano si avvicinò a noi e dopo una piacevole chiacchierata di politica e storia, di racconti e ideali, ci regalò un libro che custodiamo con amore, le lettere di “Gramsci al confino di Ustica”.
Ultimo episodio degno di nota, la festa di San Bartolicchio a cui abbiamo avuto il piacere di partecipare. Proprio dove alloggiavamo, in contrada Oliastrello, si trova una cappella con la piccola statua di San Bartolo, patrono dell’isola. Il 19 settembre si festeggia, prima con la processione e in serata con una bellissima festa dall’incredibile semplicità.
Un palchetto dove un complessino locale di uomini di mezza età cantavano e suonavano, la gente del paese che ballava la mazurca, birra e vino offerti gratuitamente, come anche panini con pesce fritto, salsiccia arrostita e tanto altro. Un indimenticabile odore di arrosto, tanto divertimento, un atmosfera di grande cordialità e convivialità. Noi poi abbiamo avuto la fortuna di incontrare un amico bengalese che si trovava lì per lavoro, che ci ha riempiti di abbracci, cibo e bevande, così un po’ brilli e molto sazi, ci siamo sentiti i più felici del mondo.
Ad Ustica abbiamo assaporato un tipo di vacanza alternativa, conoscendo l’aspetto più rurale (si coltivano delle particolari lenticchie e capperi, pomodorini),
ed assicuro che il mare in tempesta che si infrange sui faraglioni e sulle rocce è molto emozionante.
Abbiamo mangiato pizze allo “Schiticchio” e pesce fresco a “La luna sul porto”. Abbiamo mangiato gustosi panini e bevuto birra al Carpe Diem.
Non abbiamo fatto il giro in barca, ma abbiamo ricevuto tanto, ed anche se non è Atlantide, Ustica rimarrà la nostra isola dei sogni. Un paradiso in terra di serenità, dalle rocce aspre e la campagna arida e sottomessa al vento, ma dalla dolce atmosfera, dalla natura imponente e dalla gente generosa.
Non posso che condividere queste parole: “...la mia impressione di Ustica è ottima sotto ogni punto di vista...la popolazione è cortesissima....paesaggi amenissimi e visioni di marine, di albe e di tramonti meravigliosi” A. Gramsci.
Ustica aspettaci, ritorneremo e non sarà certo la pioggia a fermarci!
Un bel dilemma per descrivere un’isola misteriosa, affascinante, selvaggia, aspra, approdo di Ulisse durante la sua peregrinazione verso la sua la cara Itaca, dove ad aspettarlo c’era Penelope. Ma la leggenda vuole che un’altra donna lo avesse trattenuto per anni in una bella isola, quella donna era la maga Circe e quel luogo, si pensa fosse proprio Ustica...
Anche noi siamo approdati ad Ustica, peregrinando poco direi, è bastata un’ora di aliscafo da Palermo, ma per me che pur amando il mare, lo soffro non poco, è stata comunque una bella avventura!
Il dilemma è sciolto, io parlerò della “nostra Ustica” e le foto parleranno per Ustica.
Solo qualche piccolo cenno storico oltre la leggenda omerica.
Ustica è un’isola vulcanica emersa dal mare un milione circa di anni fa. Il suo nome trae origine dal termine Ustum, ossia bruciata, ma i greci la chiamavano Osteodes “isola delle ossa” perchè vi trovarono i resti di alcuni deportati Cartaginesi che lì erano morti di stenti. Insomma era un’isola un po’ “ostica” per i primi che vi giunsero! Altre cose che successivamente racconterò ce le ha dette un gentile signore che ad Ustica ha un negozio di alimentari.
Partiamo dalle nostre agognate vacanze.
A Settembre in Sicilia c’è sempre il sole, ma quando io e Massimo (per ben due volte) riuscimmo a partire per Ustica, il mare era mosso e la pioggia incessante... bene, considerando che ho il mal di mare anche quando questo è piatto, la mia traghettata diciamo che non fu delle migliori...ma sopportabile, anche perchè quando si comincia a vedere all’orizzonte quest’ isola bellissima, il cuore inizia a battere forte per l’emozione.
Ustica è un’isola vulcanica emersa dal mare un milione circa di anni fa. Il suo nome trae origine dal termine Ustum, ossia bruciata, ma i greci la chiamavano Osteodes “isola delle ossa” perchè vi trovarono i resti di alcuni deportati Cartaginesi che lì erano morti di stenti. Insomma era un’isola un po’ “ostica” per i primi che vi giunsero! Altre cose che successivamente racconterò ce le ha dette un gentile signore che ad Ustica ha un negozio di alimentari.
Partiamo dalle nostre agognate vacanze.
A Settembre in Sicilia c’è sempre il sole, ma quando io e Massimo (per ben due volte) riuscimmo a partire per Ustica, il mare era mosso e la pioggia incessante... bene, considerando che ho il mal di mare anche quando questo è piatto, la mia traghettata diciamo che non fu delle migliori...ma sopportabile, anche perchè quando si comincia a vedere all’orizzonte quest’ isola bellissima, il cuore inizia a battere forte per l’emozione.
Devo dire che per non perderci d’animo, visto il cattivo tempo e perchè, pur amando il mare, non volevamo fare una vacanza solo marittima, decidemmo di vivere Ustica a modo nostro!
Già aiutati da una bellissima casetta in campagna (al pieno centro dell’isola) creata ristrutturando gli antichi dammusi, rilassante, solitaria, fresca, decidemmo di vivere l’aspetto più “terreno” e “paesano” del luogo.
Già aiutati da una bellissima casetta in campagna (al pieno centro dell’isola) creata ristrutturando gli antichi dammusi, rilassante, solitaria, fresca, decidemmo di vivere l’aspetto più “terreno” e “paesano” del luogo.
Abbiamo scoperto così che oltre al mare mozzafiato,
alle grotte bellissime,
ai giri in barca, alla fauna marittima,
ai corsi di sub,
a Ustica c’è molto altro da fare.
In primo luogo si può passeggiare nella bellissima campagna costeggiando il mare,
In primo luogo si può passeggiare nella bellissima campagna costeggiando il mare,
incontrando animali simpatici
e osservando la vita rurale e contadina degli abitanti.
Si può girare tutta l’isola a piedi, sono solo 9 chilometri di circonferenza, ma ci sono anche dei piccoli autobus che fanno il giro continuamente.
Quando noi siamo andati ad Ustica eravamo solo 4 turisti, ma non per modo di dire, gli altri due li abbiamo incontrati spesso sull’autobus. Dopo il primo giorno di perlustrazione, l’autista ci domandò a che ora volessimo rientrare la sera (per non fare la strada al buio pesto). Ci demmo quindi appuntamento con l’autista e con gli altri due turisti ad un’ora prestabilita, nella piazza del piccolo centro abitato. Non mi è mai capitata una cosa simile era molto surreale.
Alcune volte decidemmo però di avventurarci in passeggiate nell’oscurità, dotati di torcia e di spirito d’avventura, devo dire molto suggestivo.
Incuranti del cattivo tempo abbiamo visitato i faraglioni,
la Grotta Perciata, visto lo scoglio del Medico, il faro di Capo Omo Morto (sto riflettendo sul fatto che i nomi ad Ustica non sono poi così di buon auspicio)
e quello di Punta Gavazzi.
Abbiamo visto delle onde bellissime infrangersi sugli scogli
e lunghi tramonti.
Abbiamo fatto il bagno sotto la pioggia nella bellissima Cala Sidoti,
dove i pesci sono così tanti che ti mordicchiano i piedi, hanno colori meravigliosi, e forme incredibili,
e abbiamo avuto anche un’inaspettata visita da parte di un bellissimo gregge di capre.
Di grande fascino è stato poter percorrere a piedi i sentieri brulli per arrivare a vedere il villaggio preistorico nella località dei faraglioni. E’ molto suggestivo, risale all’età del bronzo, vi sono ancora le basi delle capanne e tutto l’assetto urbanistico del tempo. C’erano ancora gli scavi in corso, il vento che faceva volare i nostri capelli e il senso della storia e della vita che si impossessava di noi, da soli tra quei resti di un’antica civiltà.
Di grande fascino è stato poter percorrere a piedi i sentieri brulli per arrivare a vedere il villaggio preistorico nella località dei faraglioni. E’ molto suggestivo, risale all’età del bronzo, vi sono ancora le basi delle capanne e tutto l’assetto urbanistico del tempo. C’erano ancora gli scavi in corso, il vento che faceva volare i nostri capelli e il senso della storia e della vita che si impossessava di noi, da soli tra quei resti di un’antica civiltà.
Una lunga passeggiata ci ha portati anche alla Punta dello Spalmatore, dove c’è una bella torre che contiene il Centro Didattico della Riserva.
Un’ altra bellissima passeggiata attraverso stradine ciottolose, ci ha portati nella Torre Santa Maria (poco lontana dal centro abitato), dove vi è il Museo archeologico.
Ma veniamo alla parte più interessante della nostra vacanza. Gli incontri. Oltre alla coppia di turisti, abbiamo avuto degli incontri interessanti con diversi “indigeni” che vivono nel piccolo centro abitato che si snoda intorno alla Cala Santa Maria, dove c’è il bel porticciolo.
Il primo approccio è stato con gli affittuari della casa, gentilissimi. Ci raggiunsero al porto con una macchina “scassata” ma confortevole per noi così stanchi e nauseati dalla traversata. Mi sentivo in un film mentre percorrevamo le stradine di campagna.
Avevamo scelto quella sistemazione perchè pur essendo un po’ distanti dal mare, potevamo godere di grande serenità e di un bel panorama. Ci parlarono della riserva naturale, la cui gestione è stata adesso affidata alla guardia costiera che si occupa solo del controllo, e non più del l’aspetto culturale ed educativo.
Ci dissero che l’abolizione di alcune leggi che prima vietavano l’accesso in auto per i non residenti, li aveva penalizzati, l’auto ad Ustica? Non serve, si gira a piedi tranquillamente. E infine ci allietarono con un’ottima torta di mele.
Un altro piacevole incontro quello con il gestore del negozio di alimentari.
Fu per caso che vi arrivammo, forse attratti dalla bellissima frutta esposta,
Un altro piacevole incontro quello con il gestore del negozio di alimentari.
Fu per caso che vi arrivammo, forse attratti dalla bellissima frutta esposta,
o da una signora anziana che ci offrì dell’uva verde. Per noi si poneva un problemino, come trasportare la spesa e l’acqua? Il primo giorno usufruimmo dell’autobus, ma quando il negoziante capì, si offrì di portarci l’acqua a casa quando si ritirava a orario di chiusura. Così nacque una simpatia. Ci trovammo a fare tante chiacchierate, ci racconto dell’origine della popolazione usticense. Nel 1762 Ferdinando IV, re delle due Sicilie, volle fortificare l’isola e vi fece insediare famiglie di trapanesi e liparoti (spesso ex-galeotti), ecco spiegato perchè ad Ustica l’accento è così diverso da quello palermitano. Ci raccontò della sua vita da studente-pendolare tra Palermo e Ustica. Ci parlò dei problemi di amministrazione politica e di come in così pochi riuscissero comunque a litigare, deludendo un po’ il nostro sogno di aver trovato una nuova Atlantide o Utòpia!
Ma l’incontro più significativo fu il più casuale. Il primo giorno vedemmo un anziano signore osservare una strana esibizione. Degli usticensi emigrati in America, su un palco allestito in piazza, abbigliati con tube a stelle e strisce, ballavano e gettavano caramelle al loro pubblico, uno spettacolo caratteristico ma un po’ sconcertante anche se carico di significati...
Quell’uomo era infastidito e i nostri sguardi provarono una sottile sintonia.
Ma l’incontro più significativo fu il più casuale. Il primo giorno vedemmo un anziano signore osservare una strana esibizione. Degli usticensi emigrati in America, su un palco allestito in piazza, abbigliati con tube a stelle e strisce, ballavano e gettavano caramelle al loro pubblico, uno spettacolo caratteristico ma un po’ sconcertante anche se carico di significati...
Quell’uomo era infastidito e i nostri sguardi provarono una sottile sintonia.
Il giorno successivo eravamo andati a visitare l’esterno di quella che era stata la casa di Gramsci, quando fu confinato ad Ustica dal regime fascista nel 1926. Vi doveva rimanere per 5 anni, ma vi restò solo per 34 giorni. Gramsci vi giunse il 7 dicembre, insieme ad altri 13 amici tra cui Bordiga, con cui fondò una scuola che rappresentò una grande risorsa culturale per gli abitanti del luogo.
Osservavamo la targa affissa sulla casa e ci dicevamo quante storie importanti e da scoprire avesse visto questa piccola isola. Lo stesso uomo anziano si avvicinò a noi e dopo una piacevole chiacchierata di politica e storia, di racconti e ideali, ci regalò un libro che custodiamo con amore, le lettere di “Gramsci al confino di Ustica”.
Ultimo episodio degno di nota, la festa di San Bartolicchio a cui abbiamo avuto il piacere di partecipare. Proprio dove alloggiavamo, in contrada Oliastrello, si trova una cappella con la piccola statua di San Bartolo, patrono dell’isola. Il 19 settembre si festeggia, prima con la processione e in serata con una bellissima festa dall’incredibile semplicità.
Un palchetto dove un complessino locale di uomini di mezza età cantavano e suonavano, la gente del paese che ballava la mazurca, birra e vino offerti gratuitamente, come anche panini con pesce fritto, salsiccia arrostita e tanto altro. Un indimenticabile odore di arrosto, tanto divertimento, un atmosfera di grande cordialità e convivialità. Noi poi abbiamo avuto la fortuna di incontrare un amico bengalese che si trovava lì per lavoro, che ci ha riempiti di abbracci, cibo e bevande, così un po’ brilli e molto sazi, ci siamo sentiti i più felici del mondo.
Ad Ustica abbiamo assaporato un tipo di vacanza alternativa, conoscendo l’aspetto più rurale (si coltivano delle particolari lenticchie e capperi, pomodorini),
quello paesaggistico,
ed assicuro che il mare in tempesta che si infrange sui faraglioni e sulle rocce è molto emozionante.
Abbiamo mangiato pizze allo “Schiticchio” e pesce fresco a “La luna sul porto”. Abbiamo mangiato gustosi panini e bevuto birra al Carpe Diem.
Non abbiamo fatto il giro in barca, ma abbiamo ricevuto tanto, ed anche se non è Atlantide, Ustica rimarrà la nostra isola dei sogni. Un paradiso in terra di serenità, dalle rocce aspre e la campagna arida e sottomessa al vento, ma dalla dolce atmosfera, dalla natura imponente e dalla gente generosa.
Non posso che condividere queste parole: “...la mia impressione di Ustica è ottima sotto ogni punto di vista...la popolazione è cortesissima....paesaggi amenissimi e visioni di marine, di albe e di tramonti meravigliosi” A. Gramsci.
Ustica aspettaci, ritorneremo e non sarà certo la pioggia a fermarci!
Le foto sono state scattate durante la vacanza di mia sorella quando c'era il bel tempo, le nostre non sono in digitale, ringrazio quindi Karin e Luigi per avermi fornito queste fantastiche immagini.
Link utile: Case vacanze Tranchina
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