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domenica 13 marzo 2011

Le Mense di San Giuseppe a Terrasini, una giornata da “turista-blog-reporter a casa mia”

Certe volte semplicemente passeggiando si scoprono delle cose inaspettate.
E così io oggi, mentre insieme a Massimo camminavo distratta per le strade del paese, ho scoperto una tradizione di Terrasini che non conoscevo.
Ero soprapensiero, un po’ triste e un po’ felice. Felice di trascorrere una domenica rilassante, felice di piccole cose, come il paneimpasta per la pizza lasciato a lievitare sotto la mia copertina di lana tutta colorata, e triste per l’umanità così colpita da disgrazie naturali e non.

La via che stavamo percorrendo con il nostro abituale passo spedito, non sembrava uguale al solito, alcune case erano particolarmente illuminate ed addobbate, e all’ingresso di queste case c’erano dei cartelli con su scritto “Mensa di San Giuseppe”.



La curiosità di scoprire il significato di quelle tavole imbandite a festa, dei lampadari illuminati, delle decorazioni, dei dolci esposti, era tanta, ma la mia proverbiale timidezza mi frenava dal fare domande e ancor di più foto.

Ma sarà la voglia di scrivere sul blog, sarà l’amore del conoscere sempre diverse tradizioni della Sicilia, sarà quel che sarà, mi sono decisa a trasformarmi per un giorno in turista o meglio in “turista-blog-reporter a casa mia”.

La tradizione delle Mense esiste a Terrasini da tempi immemorabili, anche se ultimamente era stata abbandonata. Da qualche anno alcune persone devote a San Giuseppe, hanno pensato di rispolverare la vecchia usanza e adesso ci sono otto famiglie o piccoli gruppi ad imbandire la propria casa.



Ogni gruppo di devoti mette a disposizione una camera di una casa, che generalmente rispecchia lo stile delle case antiche di Terrasini, deve essere una stanza che da sulla strada, che viene addobbata con quadri di San Giuseppe,

merletti, fiori ed una tavola apparecchiata lussuosamente, tutto intorno tante sedie per accogliere i passanti o coloro che vorranno lasciare un’offerta o del cibo per i poveri.
La Mensa viene aperta per una decina di giorni, fino al giorno della festa del Santo, in cui ogni casa organizza una piccola processione a ricordare il giorno in cui San Giuseppe cacciato da tutti cercava un rifugio per lui, Maria e il bambinello. Nella rappresentazione i tre bussano e la risposta di diniego è: “Nun c'è locu, nè lucanna, itivinni a natra banna” (non c’è luogo nè locanda, andatevene da un’altra parte”, alla fine però la risposta sarà: “Gesù, Giuseppi e Maria, siti benvinuti 'ncasa mia”.

Ogni mensa ha uno stile diverso dalle altre, e lo scopo oltre che quello legato alla preghiera e alla tradizione è anche la raccolta di cibo da offrire alle famiglie povere.


Abbiamo così visitato tre mense, le prime due erano tipicamente legate alla tradizione di Terrasini, le gentilissime signore, dopo averci raccontato tutto, mostrato foto, permessomi di scattare foto, invitato alla processione del sabato, offerto pane di San Giuseppe, mi hanno anche consigliato di andare ad una Mensa un po’ diversa dalle loro, perchè chi l’aveva organizzata aveva seguito lo stile che si usa nel paese di Borgetto (a 20 km da Terrasini), dove l’addobbo delle Mense è molto più elaborato, le pareti della camera si trasformano in un merletto di nastri, drappi di raso, incroci di stoffe.


Non riuscendo a trovare questa casa particolare, chiediamo informazioni ad un gruppetto di anziani. Una signora zittisce tutti e gesticolando dice riferendosi a noi: “Chisti sunnu stranieri, sunnu di Burgettu. Di ddà, aviti a ghiri di ddà” (Costoro sono stranieri, provengono da Borgetto. Dovete andare di la, in quella casa). Ecco nella vita mi sono successe tante cose, mi sono stati attribuiti tanti luoghi di nascita e diverse nazionalità, ma soprattutto questo accade a Massimo (che viene scambiato per arabo, Tunisino, Marocchino, e...Caparezza, etc) ma mai mi era capitato di sentirmi dire che siamo addirittura stranieri perchè di Borgetto!

Anche nella casa in stile Borgetto siamo stati ben accolti,
ci hanno spiegato che il giorno della festa avrebbero invitato a cena tre bambini poveri, quando “s’invitano i Santi” (ovvero metaforicamente a mangiare sono i santi a cui sono devote le famiglie di appartenenza di quei bambini), ci hanno offerto come tutti gli altri il pane benedetto,
ci hanno fatto fare la foto, ci hanno spiegato che la creazione dell’addobbo è durata un mese ed è stata realizzata da maestranze arrivate direttamente da Borgetto.
Alla fine la signora mi ha pure cantato la canzoncina di San Giuseppe.

Queste tradizioni possono piacere o meno, si può trovare spiritualità o abitudine, carità o ostentazione, ma in ogni caso si esprime una parte della essenza di un popolo, in questo caso di quello siciliano che è sempre interessante conoscere e scrutare per saperne leggere ogni suo aspetto.

La cosa che più mi colpisce in questi eventi spirituali è il bisogno che c’è di aggregazione, al di là delle motivazioni religiose, che comunque rappresentano la spinta iniziale ad incontrasi. C’erano tante tipologie di partecipanti, dai visitatori di cortesia, ai più devoti e assorti, a chi approfittava del momento per fare semplicemente una chiacchierata tra amiche, all’anziano che si riposava su una salvifica sedia.

Questo è ciò che ho scoperto in questa mia piccola esperienza di “turista-blog-reporter in casa mia”, trovando persone accoglienti e gentili, desiderose di raccontare e far conoscere le proprie usanze. La promessa è stata di ritornare il giorno di San Giuseppe, per fotografare e riprendere le processioni, speriamo proprio di poterlo fare, così avrò un’altra storia da raccontare!

sabato 29 maggio 2010

Terrasini un luogo da amare



E’ un pò difficile per me parlare di Terrasini da un punto di vista turistico perchè io al momento abito in questa graziosa cittadina, e non la vivo né da oriunda né da visitatrice. Non sono integrata pienamente nel paese, non conosco i nomi delle strade e non mi oriento del tutto (ma questo mi succedeva pure a Palermo, sono distratta e sempre soprapensiero), non conosco tutti i negozi, conosco pochissime persone del luogo, ovvero i miei parenti (e nemmeno tutti), alcuni frequentatori assidui del panificio di un mio cugino (ormai so pure il tipo di pane che alcuni preferiscono), il fruttivendolo ambulante dal nome disneyano Orazio, i miei confinanti gentili pescatori, e poi c’è il bar del viale di Cinisi che fa un ottimo caffè, ed il negozio di alimentari dei familiari di Peppino Impastato e qui si chiude la cerchia. Quindi non mi posso definire una vera abitante del posto, ma nemmeno mi vedo come una turista, perchè se tale fossi, già avrei visitato i musei e sarei andata al mare, ed invece, come spesso capita a chi vive in un luogo da sempre, ancora non ho fatto nulla di tutto ciò.
Di Terrasini posso parlare come un luogo di ricordi e di presente.

I ricordi sono legati alla casa in cui vivo il mio presente, ma non solo. Piccoli flash di infanzia. Una spiaggia divisa tra due paesi, una spiaggia che potrebbe essere più bella di quanto è se solo fosse tenuta bene. Una spiaggia dove mi atteggiavo ad awaiana grazie al mio gonnellino e ad una collana di rafia verde (era la moda di quei tempi, poco meno di trent’anni fa), degli scogli gialli poco distanti ai quali raramente mi avvicinavo.


E poi c’è una delle mie prime gite scolastiche allo zoo di Terrasini che adesso non c’è più, con la mia maestra e tutti i miei compagni, la mitica colazione a sacco, il caro panino con la frittata, la prima macchina fotografica e la paura ma la voglia di avvicinarsi ai leoni in gabbia ed un piccolo sogno, quello di immaginarli liberi nella loro terra.
E poi la visita al museo di carretti siciliani che ancora esiste,


una meraviglia di colori, di storia, ti tradizioni della nostra terra e l’orgoglio di trovarvi i carretti di uno zio di mio nonno di cui posseggo un quadro con una delle tipiche scene dei paladini.

E poi il panorama, un panorama mozzafiato, sconvolgente, emotivo, quello di Cala Rossa, una scogliera dal colore del sole al tramonto, il mare increspato e l’infinito davanti.


Poi ci sarebbero altri infinti momenti familiari, i fichi distesi sotto il sole come bagnanti rinsecchiti, l’odore acre dell’estratto di pomodoro, la raccolta delle lumache ed il successivo rimpianto di vederle cucinate, un semplice pallone supersantos per divertirsi e tutto ciò che da bambini si fa in campagna.


Poi arriva l’adolescenza e tutto questo sembra annoiare, si trovano le proprie strade autonome, i propri interessi e passioni, forse solo in età matura si riapprezzano nuovamente certe cose con una coscienza diversa.

Terrasini ha un nome che nulla ha a che fare con gli asini, la spiegazione è di certo più romantica, si riferisce a un golfo (sinorum), quello di Castellammare, oppure alle sue insenature (sinus, e scusate se non declino correttamente dal latino) ed oggi è una cittadina che ha molto da offrire, perchè è forse una delle più belle della costa palermitana.


C’è il mare, e non è tanto la spiaggia (in realtà ce ne sono due, quella chiamata “di San Cataldo” la devo ancora scoprire) che potrebbe essere più curata, quanto la scogliera meravigliosa, sia sul lungo mare (con i faraglioni)


che Cala Rossa dai colori cangianti, rosso fuoco, e bianco scintillante,


ed i tanti accessi al mare in luoghi adatti a chi ama gli scogli, dall’effetto davvero suggestivo.


Terrasini è anche interessante da un punto di vista culturale.


Nel bel Palazzo D’Aumale c’è un museo che ospita collezioni archeologiche, etnoantropologiche e naturalistiche.



La sezione etnoantropologica è quella che vidi io da piccola, con i carretti siciliani d’epoca, in quella naturalistica che in effetti visitai in quello stesso frangente ho un ricordo di insetti, uccelli, rettili di vario genere (certo dovrei ritornarci per averne un idea più nitida), e quello archeologico dove c’è una raccolta di tutti i ritrovamenti fatti sia in mare che nelle campagne (spero di scoprirlo presto).

Terrasini è strutturata in modo molto gradevole anche al suo interno, le vie sono carine, tanti negozi e le case spesso ristrutturate, rifinite e adornate con fiori (cosa rara in Sicilia) c’è una bella ed ampia piazza con molti luoghi di ristoro ed un bel Duomo,



una piazzetta limitrofa con un giardino, un anfiteatro sul lungomare dove d’estate si svolgono rappresentazioni teatrali e varie iniziative di divertimento, un parco giochi per i bambini.

All’esterno del paese, verso il mare ci sono le 4 torri di avvistamento Torre Alba, Torre di Capo Rama, Torre Paternella, Torre di contrada San Cataldo. La più antica quella di Capo Rama, inserita in una riserva naturale selvaggia e affascinante, costruita nel XV secolo per avvistare le imbarcazioni dei pirati,


la più bella (secondo me) che spero di poter visitare più approfonditamente, la Torre Alba a picco sul mare e immersa in un giardino.

E poi c’è tanto altro, una villa liberty dove si raggruppò una comunità hippy negli anni settanta (è citata anche nel film i cento passi) e la sede di radio aut di Peppino Impastato. Poi ci sono le sagre, la “festa delli schietti” che è stata ad Aprile e tanto altro.


C’è poco da lamentarsi mi direte, una cosa per ora, il paese è sporco a causa del nostro solito problema dell’immondizia, discariche chiuse e inesistente raccolta differenziata, è un vero peccato che tutte queste bellezze siano adornate dai soliti sacchettini multicolor, mi auguro che noi siciliani possiamo stancarci di questo per iniziare un rinnovamento culturale, di pensiero, di civiltà per difendere il patrimonio meraviglioso che c’è ed anche la nostra stessa salute.

Insomma malgrado questo Terrasini merita di essere visitata e scoperta, c’è tanto da scoprire, tanto che non avrei potuto elencare o descrivere, ma basterebbe anche solo avere la fortuna di osservare lo splendido tramonto a picco sul suo mare, un emozione indescrivibile.




p.s. mi scuso per le lunghe assenze ma ho una connessione lentissima

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