venerdì 24 luglio 2009

Post-Festino, nel senso di dopo-festino, e “Il cozzaro” del Foro Italico.

foto di Jan-Luc Moreau

Il festino è già passato da qualche giorno, ma la Santa sembra essere un po’ incavolata con i palermitani. Sarà perchè il Sindaco si è rifiutato di salire sul carro e pronunziare le fatidiche parole “Viva Palermo e Viva Santa Rosalia”, creando polemiche tra i politici dell’opposizione, tra la cittadinanza, dai senza casa ai senza lavoro, fino a Monte Pellegrino

foto di Jan-Luc Moreau

da dove la santuzza osserva sdegnata la sua bellissima città lasciata andare alla deriva, come il suo carro che simbolicamente è rappresentato da un vascello.

foto tratta da Rosalio

Il festino è finito e a Palermo quando qualcosa finisce si usa dire con ironia “Agneddu e sucu e finiu u vattiu” (agnello e salsa ed è finito il battesimo), tutto infatti è rimasto come prima a parte il Foro italico, dove ancora ci sono le grandi bancarelle di calia e semenza, abiti e oggetti di vario genere, e quel vascello con le sue assi tutte d’oro da cui si erge la bella Rosalia tutta d’argento, parcheggiato in mezzo ai venditori di panini imbottiti.

Qualche giorno fa, abbiamo fatto una passeggiata insieme ai nostri amici di Osteria Nuova (Lazio), loro ormai conoscono bene noi, la nostra casa (il nostro b&b) e soprattutto Palermo. Hanno visto tutte le cose tradizionali, dalle Catacombe dei Cappuccini alla Cappella Palatina, la Cattedrale, il Teatro Massimo e il Politeama, la Kalsa, La Martorana, Monreale, Sferracavallo etc.
Hanno un debole per l’Antica Trattoria Il Monsù e il suo gentilissimo proprietario Giuseppe, che ci rimpinza sempre di pasta ca ‘nciova (acciuga), pasta con sarde, alla norma, caponata di melanzane, grigliate di pesce e come dice Giuseppe “il dolce”, ovvero le frittura di calamari.


Ma il giorno che i nostri amici sono tornati a trovarci il Monsù era chiuso ed il tempo per girare era poco, quindi abbiamo optato per una cenetta dall’atmosfera “palermitana d.o.c.”, più che altro direi “in un posto tascio (termine intraducibile, potrei dire kitch), ma molto molto buono”, ci vuole solo un pizzico di coraggio e tanta curiosità.

Il luogo in cui è ubicato è il Foro italico, all’angolo con Piazza Kalsa, e visto che non ha un nome, perchè non è nemmeno un vero e proprio ristorante, lo abbiamo battezzato “il cozzaro”, trattasi infatti di un tratto di marciapiede occupato da una serie di tavolini e sedie di plastica, da bidoni di plastica colmi di acqua, bombola a gas, fornellino, ripiano e un’infinità di sacchi colmi di frutti di mare (soprattutto cozze). I gestori, dei veri palermitanissimi doc, cucinano all’aperto (non so come sono messi a livello di licenze...ma insomma a guardare...) hanno un televisorino attaccato a un palo della luce con cui si allietano tra una comanda e l’altra. Le tavole sono fornite di tovaglia di carta, piatti, bicchieri e posate di plastica.

Abbiamo mangiato le cozze scoppiate, servite da una corpulenta signora, in una grandissima bacinella di plastica blu, accompagnata da una vuota di colore rosso “per le scorcie (buccie)”. Erano veramente buone! Poi una spaghettata alle cozze (la loro specialità però è ai ricci di mare) con un sughetto incredibilmente buono e pepatissimo a condire gli spaghetti veramente al dente! e per finire un polpo vugghiutu con limone, tenero al punto giusto. La signora ci ha proposto anche i “muccuna” io, che fungevo da traduttrice simultanea per i nostri amici, ho spiegato che si trattava di lumaconi di mare! Per questa volta eravamo a posto così. Il tutto condito da vino, birra e acqua, atmosfera da vera città di mare e folklore palermitano, ad un costo di circa 15€ a persona, non male! E soprattutto nessuna conseguenza spiacevole, se non un bel ricordo di tante risate!

Ora che abbiamo “testato” direttamente su di noi, possiamo consigliare questo posto anche agli ospiti del nostro bed and breakfast, la loro incolumità sarà garantita, come pure il portafogli, ma soprattutto il palato ne rimarrà soddisfattissimo!
Poi una passeggiata vicino al bellissimo prato del lungomare per smaltire il tutto, la “visione” della santuzza sul suo carro-relitto, il profumo del mare, tutto accompagnato da un coppitello di immancabile calia e semenza (che in dialetto romano, ho scoperto chiamarsi “bruscolini”), con chiacchierata col semenzaro incuriosito dall’accento “continentale” dei nostri amici! Una vera serata da palermitani... e l’indomani pane e panelle vicino alla stazione centrale, very very good, costa solo un euro e cinquanta centesimi, a Palermo per fortuna si può ancora mangiare e bere con appena tre euro! Buona vacanza ragazzi e a presto!

Mi dispiace non avere le foto di questi brevi giorni, ma abbiamo scordato la macchina fotografica, per chi cerca il cozzaro, è facile trovarlo, si trova proprio accanto al...mulunaro!!!

11 commenti:

Nicola l'Operaio ha detto...

Bellissimo racconto Evelin, e bellissimi posti!
Complimenti, come ho già detto prima o poi, capiteremmo in Sicilia, fosse anche tra dieci anni.
Un salutone Nicola.

Agave ha detto...

Grazie Nicola, spero proprio che tu possa vedere la mia terra è molto bella anche se problematica! Per ora speriamo con i nostri post tu possa assaporarne l'essenza e condividerne il nostro amore!

Nicola l'Operaio ha detto...

LO stò già facendo, mi piace il vostro blog, dove vedo una somma di belezze naturali della vostra isola.
Lo so che è fantasctica, anche se è vero ci sono tanti problemi, ma chi non ce li ha i problemi?

katty ha detto...

si assapora benissimo l'essenza della tua terra i tuoi post sono proprio belli!! io ci sono stata nella tua terra 20 anni fa circa e credimi ho un ricordo stupendo!!! bacioni!!

raffaella ha detto...

Allora, se l'avete testato si può consigliare... no?
:)
Ma che ne pensate di quello che c'è al primo semaforo di via Maqueda a destra? MI pare si chiami il Rosa Nero (ovviamente!!) Frequentato da operai, menù su una lavagnetta, piatti colmi di pasta (i comuni mortali ordinano le mezze porzioni) e vino a go-go per un portafogli rinfrancato e uno stomaco rinvigorito. Provare per credere

fantasie ha detto...

Siamo stati anche noi in quel posto senza nome con vettovaglie di pura plastica e carta efinissime "bacinelle" per le portate. A parte il contorno, si mangia veramente bene e si paga pochissimo, ma, un consiglio, non entrate nel locale dove cucinano... ancora io non ho digerito! Ma, lo ammetto, è molto pittoresco!!!

lefrancbuveur ha detto...

il cozzaro nero :))

amatamari© ha detto...

Bellissimo articolo.
Mi rimane però la curiosità: perchè il sindaco non è salito sul carro?

Agave ha detto...

@Katty: grazie, spero tu possa tornare in Siciia!
@Raffaella: sai che non lo conosco? Se l'avete testato voi ci andremo di sicuro!!!
@Fantasie: il cozzaro in questione cucinava all'aperto proprio vicino a noi, però io non ho osato avvicinarmi, occhio che non vede cuore che non duole!
@Lefrancbuveur: si, hai proprio ragione!
@Amatamari:Grazie!!! Il caro Sindaco ha comunicato poco prima del festino che non avrebbe partecipato per "non strumentalizzare la festa", visto che un comitato dei senza casa stava organizzando un carro alternativo di protesta. Già da alcuni anni era stato fortemente contestato durante il festino...quindi insomma cercava di salvarsi quel pò di faccia che ancora gli rimane.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Io faccio tesoro e mi segno tutti questi luoghi per quando un giorno scenderò giù....

sogno93 ha detto...

leggere i votri post mi affascina tanto:è la mia città con tutte la sue contraddizioni ma soprattutto con il suo indiscusso fascino!1

Blog Widget by LinkWithin