martedì 14 aprile 2009

Pasqua e il capretto.

Prima del post vero e proprio, sento il bisogno di dire che in questi giorni, come in parte anche adesso, non mi sentivo di pubblicare, né tanto meno di scrivere i miei soliti post sulle tradizioni siciliane, perchè in un momento in cui ci sono tante persone che stanno soffrendo per il terremoto e le sue conseguenze, la tristezza e la rabbia sono prevalse su tutto il resto, e non mi sono sentita di pubblicare dei post che parlano di festeggiamenti, e che hanno un risvolto spesso umoristico. Adesso ho deciso di ricominciare a pubblicare, perchè prima o poi lo devo rifare e perchè per me l’ironia e le cose che racconto sono necessarie per affrontare la mia vita.
Per quanto riguarda Anna, di cui ho riportato le parole in questi giorni(insieme a tantissimi altri blogger che hanno fatto un lavoro eccezionale), ha ricevuto il suo computer e ha cominciato a dare le sue testimonianze dirette dall’Abruzzo, a raccontare la verità di chi sta vivendo questa tragedia sulla propria pelle, senza perdere mai la forza e l’ironia che la caratterizzano.
Ho deciso che finché Anna continuerà a scrivere le sue testimonianze, metterò sul lato destro il un link al suo blog, è un modo per starle vicino, ma è anche importantissimo far sentire a più persone possibili la sua voce, per non dimenticare e per avere una testimonianza diversa da quella che danno i mass media, che spesso ci nascondono la verità .

Ora ecco il post sulle tradizioni di Pasqua, che avevo scritto (insieme a quello che pubblicherò successivamente) prima del terremoto.


Pasqua e il Capretto “aggrassato”

Il giorno di Pasqua per i palermitani è un giorno di onore alla tavola e di riunioni familiari.
Di sicuro non può mancare il capretto “aggrassato” con le patate.
Il capretto è fondamentale e non si può proprio evitare di mangiarlo, però, come è amato può essere anche odiato, perchè il suo gusto è un po’ forte e soprattutto l’odore che emana quando viene cucinato è acre e particolare.
Le cuoche si lamentano perchè la casa si riempie di odore di “beccume” (non so tradurre), ma è un sacrificio al quale non si può rinunciare.
In più durante tutto il periodo pasquale è anche inquietante girare per i mercati e le macellerie, che espongono con fierezza i loro capretti attaccati a dei ganci uncinati di metallo. Per gli animalisti consiglio di fare altri percorsi.

Devo dire che malgrado queste descrizioni un po’ inquietanti, alla fine il capretto ha un gusto molto buono, bisogna solo essere abituati.
Il capretto può essere cucinato al forno, ma la ricetta più tipica ed amata dai palermitani è quella del “capretto aggrassato chi patati”, dove per “aggrassato” si intende con la glassa.
I più intrepidi e tradizionalisti, osano mangiare come primo piatto la pasta con le “coratelle” del capretto (tutte le interiora), perchè in una cucina povera (in origine) nulla andava buttato.
I meno coraggiosi si accontentano di un bel piatto di anelletti al ragù e piselli.

Ma il vero trionfo arriva alla fine del pranzo.
Dopo la pasta, il capretto, verdure fritte in pastella, varie leccornie tipo uova di pasqua, pupi cu l’uovo (pasta di pane a forma di uccelli, panierini contenenti al loro interno un uovo intero dotato di buccia), interi greggi di “picureddi” (pecorelle) di pasta di mandorle dotate di coroncina in testa, stendardo rosso e sistemate su un cestino con un prato di erba finta, adornato da confetti e cioccolattini, colomba “Motta”, alla fine di tutto ciò, quando l’indigestione sta facendo capolino, quando lo stomaco sta ormai per esplodere, quando i più si sono ubriacati bevendo vinello rosso, spumante, limoncello e amaro, arriva lei a darti il colpo finale...
ma non se ne può fare a meno, bisogna mangiarla con piacere e devozione, perchè è la regina dei dolci palermitani, è la più bella e la più buona, insomma è lei, è la Cassata!



Dopo di ciò i più fragili di stomaco si inebriano con acqua e bicarbonato e con tisane di acqua alloro e limoni, pensando che ancora si è solo a metà dell’opera, infatti il giorno dopo è Pasquetta e bisogna essere pronti per le abbondanti arrustute...

Ecco adesso la ricetta del Capretto aggrassato, direttamente da mia madre, da anni specializzata nel cucinarlo.


Ricetta: Capretto aggrassato
Ingredienti:
Mezzo capretto (circa due chili ) tagliato a pezzi, una grossa cipolla, una carota, un gambo di sedano, due pomodori rossi da pelare (oppure circa quattro cucchiaiate di polpa di pomodoro ), una foglia di alloro e un po’ di rosmarino, 250 gr. circa di vino ( rosso o bianco ), sale e pepe q.b., olio d’oliva q.b. per cucinare, olio di semi per friggere le patate, patate tagliate a spicchi.

Preparazione:
Lavare il capretto, strofinandolo con un po’ di sale e metterlo in un largo tegame, insieme alle verdure tritate, aggiungere l’olio d’oliva “generoso” e incominciare a rosolare a fuoco basso, mescolando spesso e facendo attenzione che non si brucino gl’ingredienti. Aggiungere il vino, sfumare, salare e pepare e unire circa tre bicchieri d’acqua. Cucinare a fuoco basso ( con il coperchio ) rimestando di tanto in tanto, aggiungendo eventuale acqua tiepida, per circa un’ora.
A questo punto si tolgono dal tegame tutti i pezzi di carne e si passa al colino il brodo di cottura, per eliminare i residui delle verdure e qualche ossicino. Il capretto è già pronto da mangiare, ma se si vuole dare un tocco più “ vastaso” al piatto, i pezzi di capretto vengono rosolati velocemente in olio bollente e poi immersi nel suo brodo di cottura, filtrato in precedenza.
Anche le patate vengono fritte in olio bollente e poi tuffate nel tegame, insieme al capretto già cotto e al suo brodo di cottura caldo.

6 commenti:

carmen ha detto...

anche da noi a tavola bisogna "abbuffarsi" per tradizione, il capretto fatto così non l'avevo mai visto un bacio

Mary ha detto...

che pasqua sarebbe se nessuno si abbuffa a tavola!

Mirtilla ha detto...

ma che bellissime portate!!!

unika ha detto...

quante cose buone...un bacio
Annamaria

carlo ha detto...

Ti vengo in soccorso dato che questo, a mio avviso, è il miglior blog in assoluto per ciò che riguarda la gastronomia siciliana e soprattuto perchè adoro il tuo modo di scrivere e tutti gli input culturali che ci da su ogni singola ricetta. Il "beccume" sono gli animali da aia, polli, galline, pulcini etc. si dice odore di beccume per dire puzza di aia, che , come si sa, decisamente non profumano, esso non è connesso con l'odore particolare di cui si vuol esprimere il fastidio lo si può utilizzare per qualsiasi odore ritenuto fastidioso in quel determinato ambito di discorso, una sorta di esclamazione generica e valida un po' per tutto ciò che faccia odore fastidioso di animali morti.

Agave ha detto...

Grazie Carlo per i complimenti, concordo con le tue parole riguardo le origini del termine "beccume" che può essere utilizzato anche rispetto a "odori" spiacevoli generici, che ricordano quello emanato dal pollame. Ciao e seguimi sul nuovo blog http://agavepalermo.wordpress.com

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