venerdì 14 agosto 2009

Una giornata al mare. Il “villino”: il Ferragosto Palermitano doc.

Il Ferragosto rappresenta l’apice della vacanza del palermitano doc. Soprattutto negli anni in cui non era di moda andare in vacanza, magari nei villaggi turistici (luoghi che meriterebbero un post a parte), e comunque assentarsi per giorni dalla città. Oppure quando risultava difficile anche recarsi tutti i giorni al mare, in tempi in cui l’automobile era ancora un mezzo di lusso, dovendo così usufruire della mitica motoape (che ben si riciclava da strumento di lavoro a strumento di svago) o dei mezzi pubblici (cosa non facile nemmeno oggi).
Il Ferragosto diventava quindi l’unico giorno in cui tutte le famiglie si riunivano e si organizzavano per uscire e trascorrere una giornata intera al mare.



Molti scrittori della mia città hanno raccontato la tipica gita a mare dei palermitani doc, che dotati appunto di motoape, caricavano tutta la famiglia, compresi almeno cinque “picciriddi” (bambini), perchè all’epoca le famiglie erano molto numerose, i “nannò” (il nonno, spesso abbigliato con pantaloncini, canottiera intima bianca a costine, calzini bianchi, sandali ai piedi e coppola di paglia. E la nonna, quasi sempre una signora anziana e corpulenta, vestita con prendisole fiorato, che veniva piazzata per tutto il tempo sotto un ombrellone su una sedia a sdraio, dalla quale non si alzava mai), e tutta una serie di attrezzature che andavano da sedie a sdraio, ombrelloni, tende per il cambio costume, tavolini, sedie, teglie di pasta al forno, salsiccia,
uova sode, vino e la mitica anguria che non poteva mai mancare.Tutto questo nella moto ape e spesso in direzione di Mondello.

Adesso questo può ancora succedere, ma di certo è un fenomeno meno diffuso che nel passato.

Un altro particolare fenomeno tipico palermitano, si sviluppò intorno agli anni ’80.
Ci fu una sorta di boom, una nuova moda.
Tutti dovevano avere il “Villino”. Era un vero status simbol. Era l’obbiettivo di tutte le famiglie palermitane, il sogno di tutti, la meta unica da raggiungere, il simbolo della propria realizzazione sociale.

Ma cosa è di preciso il “Villino”? Potremmo pensare che si tratti appunto di una villa al mare.
Non è propriamente così. C’è una “sottile” differenza tra la villa e il “Villino”.

La villa è per i “ricchi”, è elegante, magari dotata di piscina, può essere una prima abitazione o una seconda casa in un luogo ameno.
Il villino è per “tutti”.

Per avere il villino in primo luogo bisognava acquistare “u terrienu” (il lotto di terra). Non importava bene dove, dipendeva dal proprio portafogli. Magari era in una campagna assolata, lontano dal mare, su lande sperdute simili alla steppa, su montagnole prive di alberi e vegetazione, l’importante era avere un proprio terreno.
foto Jan-Luc Moreau

Spesso si abitava in città in una casa in affitto, piccola e povera, ma quando si poteva costruire il proprio villino, ci si sentiva realizzati.

Poi si cominciava la costruzione, spesso abusivamente, figuriamoci il piano regolatore, l’armonia con il panorama, o tutte queste altre “piccolezze”. La parte esterna, nella maggior parte dei casi, non veniva mai rifinita.
L’importante era alzare le proprie ambite quattro mura. La costruzione era variabile, magari si cominciava con una stanza e poi nel tempo ci si allargava.
L’arredamento era sempre ed esclusivamente realizzato con tutto il “vicchiume” (roba vecchia) che nella casa di città non ci entrava più. Cucine vecchie di cent’anni, la camera da letto ereditata dai nonni, divani rattoppati, i piatti “spizzicati”, le bomboniere ( merce di scambio di matrimoni, comunioni, battesimi) erano il tocco finale per abbellire il tutto, peccato che generalmente si trattava di oggetti orribili e di cattivo gusto che nessuno penserebbe mai di esporre, nemmeno sotto tortura.
Insomma tutto ciò che doveva essere buttato, prima passava sicuramente dal villino.

Altra domanda che sicuramente potrà venire in mente è: “ ma se per lo più i villini erano abusivi, da dove prendevano l’acqua e dove scaricavano?”.
Niente di grave, per l’acqua venivano utilizzate delle figure professionali di scientifica affidabilità, i rabdomanti, che dotati di fatato bastoncino, trovavano le falde acquifere, quasi sempre fonti preziose di acqua salata o inquinata, anche perchè le fogne venivano realizzate se andava bene nelle fosse imhoff, o per lo più scaricando all’aperto.

Poi certamente c’erano villini più o meno belli, ma averne uno era già una grande soddisfazione.

In questi casi, quando arrivava il tanto atteso Ferragosto, tutte le famiglie si riunivano nel villino di un proprio fortunato parente, e lì trascorrevano tutta la giornata arrostendo carne e salsiccia,
mangiando pasta al forno, bevendo vino fatto in casa, cantando a squarcia gola, giocando a carte, lasciando liberi i bambini di sporcarsi, e se era il caso, imbastendo qualche “sciarria” (lite) familiare che, aiutata dagli effluvi del vino, ci stava sempre bene.

Negli anni a seguire, la moda del villino è un pò scemata, forse perchè in molti, dopo anni di sacrifici per costruirne uno, vedevano i propri figli ribellarsi di fronte alla possibilità di trascorrere la propria vacanza in codesti luoghi, preferendo a quel punto recarsi con il proprio motorino alla spiaggia di Mondello insieme ai propri amici. O forse per la nuova moda di andare nei villaggi turistici, o forse perchè ormai ce l’hanno già quasi tutti, o forse per la crisi economica.

Il Ferragosto, ancora oggi, viene comunque trascorso nel solito modo. I più giovani trascorrono la notte facendo i falò in spiaggia.
Le famiglie passano l’intera giornata al mare.
foto Jan-Luc Moreau

Adesso però molte persone possono effettuare spostamenti più lunghi con la propria automobile, recandosi quindi in spiagge più grandi e belle.
Ricordo con tenerezza, una signora, che in tutta la sua vita aveva visto solo il mare di Mondello e di Sferracavallo.
Quando, un giorno di Ferragosto di alcuni anni fa, con tutta la sua famiglia, per la prima volta, si spostò verso Trappeto (a metà strada tra Palermo e Trapani), dove c’è una grande spiaggia e il mare aperto, ritornando a casa, con entusiasmo e stupore disse : “Quello non era mare, era Oceano”.

10 commenti:

gturs ha detto...

scrivo solo che mi piace chi racconta il proprio territorio con tanto amore.....
piacere di conosverti, roberta.

amatamari© ha detto...

Bellissimo il tuo andare con la memoria per regalrci cose che non sappiamo. Grazie.
E la prima foto, quella con le due Api tutte decorate, è veramente bella!
:-)

raffaella ha detto...

E noi che si fa domani? arrostiamo in balcone mangiando mellone??
meno male che c'è internet e la passione per la scrittura!!! E naturalmente il vostro encomiabile blog ad alleviare la calura con una fresca risata
:)

Carmine Volpe ha detto...

mi sono divertito molto a leggere questo racconto di vita, lape decorato poi un culto

carmen ha detto...

bellissimo il tuo racconto,complimenti un bacio

Mirtilla ha detto...

semre in gambissima!!!
baciotti,ora mi devo recuperare tutti i post,sono appena rientrata dalle ferie ;)

Bruno ha detto...

meraviglioso post, leggerissimo e nitido.
Isolano (ancora nell'anima)

Agave ha detto...

Ciao a tutti, scusatemi se rispondo con tanto ritardo, ma tra il lavoro che è aumentato e il caldo distruttivo è un pò più difficile stare al PC.

@gturs: grazie per essere passata e per le tue parole!
@amatamari: grazie! Quella foto l'ha fatta un amico ed è proprio bella, rappresenta la più piacevole creatività palermitana
@Raffa: passato bene il caldissimo ferragosto?
@Carmine: grazie, è vero, un racconto di vita, perchè alcune cose che ho scritto le traggo da tanta gente che mi circonda
@Carmen: un bacione!
@MIrtilla: grazie, anch'io spero di mettermi presto a girare tutti i blog a cui sono affezionata, caldo permettendo. Ben tornata!
@Bruno: grazie! L'anima isolana non si perde mai!

stella ha detto...

Grazie per il racconto di esperienze vissute!

unika ha detto...

che belle cose hai raccontato...mi hai fatto andare indietro con gli anni:-) un bacio
Annamaria

Blog Widget by LinkWithin