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domenica 2 agosto 2009

Ustica, diario di due isolani in un’isola



Come raccontare di Ustica? Per quella che è o per come l’abbiamo vissuta noi?

Un bel dilemma per descrivere un’isola misteriosa, affascinante, selvaggia, aspra, approdo di Ulisse durante la sua peregrinazione verso la sua la cara Itaca, dove ad aspettarlo c’era Penelope. Ma la leggenda vuole che un’altra donna lo avesse trattenuto per anni in una bella isola, quella donna era la maga Circe e quel luogo, si pensa fosse proprio Ustica...


Anche noi siamo approdati ad Ustica, peregrinando poco direi, è bastata un’ora di aliscafo da Palermo, ma per me che pur amando il mare, lo soffro non poco, è stata comunque una bella avventura!


Il dilemma è sciolto, io parlerò della “nostra Ustica” e le foto parleranno per Ustica.


Solo qualche piccolo cenno storico oltre la leggenda omerica.
Ustica è un’isola vulcanica emersa dal mare un milione circa di anni fa. Il suo nome trae origine dal termine Ustum, ossia bruciata, ma i greci la chiamavano Osteodes “isola delle ossa” perchè vi trovarono i resti di alcuni deportati Cartaginesi che lì erano morti di stenti. Insomma era un’isola un po’ “ostica” per i primi che vi giunsero! Altre cose che successivamente racconterò ce le ha dette un gentile signore che ad Ustica ha un negozio di alimentari.

Partiamo dalle nostre agognate vacanze.
A Settembre in Sicilia c’è sempre il sole, ma quando io e Massimo (per ben due volte) riuscimmo a partire per Ustica, il mare era mosso e la pioggia incessante... bene, considerando che ho il mal di mare anche quando questo è piatto, la mia traghettata diciamo che non fu delle migliori...ma sopportabile, anche perchè quando si comincia a vedere all’orizzonte quest’ isola bellissima, il cuore inizia a battere forte per l’emozione.


Devo dire che per non perderci d’animo, visto il cattivo tempo e perchè, pur amando il mare, non volevamo fare una vacanza solo marittima, decidemmo di vivere Ustica a modo nostro!
Già aiutati da una bellissima casetta in campagna (al pieno centro dell’isola) creata ristrutturando gli antichi dammusi, rilassante, solitaria, fresca, decidemmo di vivere l’aspetto più “terreno” e “paesano” del luogo.


Abbiamo scoperto così che oltre al mare mozzafiato,


alle grotte bellissime,


ai giri in barca, alla fauna marittima,


ai corsi di sub,

a Ustica c’è molto altro da fare.
In primo luogo si può passeggiare nella bellissima campagna costeggiando il mare,

incontrando animali simpatici


e osservando la vita rurale e contadina degli abitanti.

Si può girare tutta l’isola a piedi, sono solo 9 chilometri di circonferenza, ma ci sono anche dei piccoli autobus che fanno il giro continuamente.


Quando noi siamo andati ad Ustica eravamo solo 4 turisti, ma non per modo di dire, gli altri due li abbiamo incontrati spesso sull’autobus. Dopo il primo giorno di perlustrazione, l’autista ci domandò a che ora volessimo rientrare la sera (per non fare la strada al buio pesto). Ci demmo quindi appuntamento con l’autista e con gli altri due turisti ad un’ora prestabilita, nella piazza del piccolo centro abitato. Non mi è mai capitata una cosa simile era molto surreale.


Alcune volte decidemmo però di avventurarci in passeggiate nell’oscurità, dotati di torcia e di spirito d’avventura, devo dire molto suggestivo.


Incuranti del cattivo tempo abbiamo visitato i faraglioni,

la Grotta Perciata, visto lo scoglio del Medico, il faro di Capo Omo Morto (sto riflettendo sul fatto che i nomi ad Ustica non sono poi così di buon auspicio)

e quello di Punta Gavazzi.


Abbiamo visto delle onde bellissime infrangersi sugli scogli

e lunghi tramonti.


Abbiamo fatto il bagno sotto la pioggia nella bellissima Cala Sidoti,

dove i pesci sono così tanti che ti mordicchiano i piedi, hanno colori meravigliosi, e forme incredibili,


e abbiamo avuto anche un’inaspettata visita da parte di un bellissimo gregge di capre.

Di grande fascino è stato poter percorrere a piedi i sentieri brulli per arrivare a vedere il villaggio preistorico nella località dei faraglioni. E’ molto suggestivo, risale all’età del bronzo, vi sono ancora le basi delle capanne e tutto l’assetto urbanistico del tempo. C’erano ancora gli scavi in corso, il vento che faceva volare i nostri capelli e il senso della storia e della vita che si impossessava di noi, da soli tra quei resti di un’antica civiltà.


Una lunga passeggiata ci ha portati anche alla Punta dello Spalmatore, dove c’è una bella torre che contiene il Centro Didattico della Riserva.


Un’ altra bellissima passeggiata attraverso stradine ciottolose, ci ha portati nella Torre Santa Maria (poco lontana dal centro abitato), dove vi è il Museo archeologico.


Ma veniamo alla parte più interessante della nostra vacanza. Gli incontri. Oltre alla coppia di turisti, abbiamo avuto degli incontri interessanti con diversi “indigeni” che vivono nel piccolo centro abitato che si snoda intorno alla Cala Santa Maria, dove c’è il bel porticciolo.


Il primo approccio è stato con gli affittuari della casa, gentilissimi. Ci raggiunsero al porto con una macchina “scassata” ma confortevole per noi così stanchi e nauseati dalla traversata. Mi sentivo in un film mentre percorrevamo le stradine di campagna.



Avevamo scelto quella sistemazione perchè pur essendo un po’ distanti dal mare, potevamo godere di grande serenità e di un bel panorama. Ci parlarono della riserva naturale, la cui gestione è stata adesso affidata alla guardia costiera che si occupa solo del controllo, e non più del l’aspetto culturale ed educativo.


Ci dissero che l’abolizione di alcune leggi che prima vietavano l’accesso in auto per i non residenti, li aveva penalizzati, l’auto ad Ustica? Non serve, si gira a piedi tranquillamente. E infine ci allietarono con un’ottima torta di mele.

Un altro piacevole incontro quello con il gestore del negozio di alimentari.
Fu per caso che vi arrivammo, forse attratti dalla bellissima frutta esposta,

o da una signora anziana che ci offrì dell’uva verde. Per noi si poneva un problemino, come trasportare la spesa e l’acqua? Il primo giorno usufruimmo dell’autobus, ma quando il negoziante capì, si offrì di portarci l’acqua a casa quando si ritirava a orario di chiusura. Così nacque una simpatia. Ci trovammo a fare tante chiacchierate, ci racconto dell’origine della popolazione usticense. Nel 1762 Ferdinando IV, re delle due Sicilie, volle fortificare l’isola e vi fece insediare famiglie di trapanesi e liparoti (spesso ex-galeotti), ecco spiegato perchè ad Ustica l’accento è così diverso da quello palermitano. Ci raccontò della sua vita da studente-pendolare tra Palermo e Ustica. Ci parlò dei problemi di amministrazione politica e di come in così pochi riuscissero comunque a litigare, deludendo un po’ il nostro sogno di aver trovato una nuova Atlantide o Utòpia!

Ma l’incontro più significativo fu il più casuale. Il primo giorno vedemmo un anziano signore osservare una strana esibizione. Degli usticensi emigrati in America, su un palco allestito in piazza, abbigliati con tube a stelle e strisce, ballavano e gettavano caramelle al loro pubblico, uno spettacolo caratteristico ma un po’ sconcertante anche se carico di significati...
Quell’uomo era infastidito e i nostri sguardi provarono una sottile sintonia.

Il giorno successivo eravamo andati a visitare l’esterno di quella che era stata la casa di Gramsci, quando fu confinato ad Ustica dal regime fascista nel 1926. Vi doveva rimanere per 5 anni, ma vi restò solo per 34 giorni. Gramsci vi giunse il 7 dicembre, insieme ad altri 13 amici tra cui Bordiga, con cui fondò una scuola che rappresentò una grande risorsa culturale per gli abitanti del luogo.
Osservavamo la targa affissa sulla casa e ci dicevamo quante storie importanti e da scoprire avesse visto questa piccola isola. Lo stesso uomo anziano si avvicinò a noi e dopo una piacevole chiacchierata di politica e storia, di racconti e ideali, ci regalò un libro che custodiamo con amore, le lettere di “Gramsci al confino di Ustica”.


Ultimo episodio degno di nota, la festa di San Bartolicchio a cui abbiamo avuto il piacere di partecipare. Proprio dove alloggiavamo, in contrada Oliastrello, si trova una cappella con la piccola statua di San Bartolo, patrono dell’isola. Il 19 settembre si festeggia, prima con la processione e in serata con una bellissima festa dall’incredibile semplicità.
Un palchetto dove un complessino locale di uomini di mezza età cantavano e suonavano, la gente del paese che ballava la mazurca, birra e vino offerti gratuitamente, come anche panini con pesce fritto, salsiccia arrostita e tanto altro. Un indimenticabile odore di arrosto, tanto divertimento, un atmosfera di grande cordialità e convivialità. Noi poi abbiamo avuto la fortuna di incontrare un amico bengalese che si trovava lì per lavoro, che ci ha riempiti di abbracci, cibo e bevande, così un po’ brilli e molto sazi, ci siamo sentiti i più felici del mondo.

Ad Ustica abbiamo assaporato un tipo di vacanza alternativa, conoscendo l’aspetto più rurale (si coltivano delle particolari lenticchie e capperi, pomodorini),
quello paesaggistico,

ed assicuro che il mare in tempesta che si infrange sui faraglioni e sulle rocce è molto emozionante.

Abbiamo mangiato pizze allo “Schiticchio” e pesce fresco a “La luna sul porto”. Abbiamo mangiato gustosi panini e bevuto birra al Carpe Diem.
Non abbiamo fatto il giro in barca, ma abbiamo ricevuto tanto, ed anche se non è Atlantide, Ustica rimarrà la nostra isola dei sogni. Un paradiso in terra di serenità, dalle rocce aspre e la campagna arida e sottomessa al vento, ma dalla dolce atmosfera, dalla natura imponente e dalla gente generosa.
Non posso che condividere queste parole: “...la mia impressione di Ustica è ottima sotto ogni punto di vista...la popolazione è cortesissima....paesaggi amenissimi e visioni di marine, di albe e di tramonti meravigliosi” A. Gramsci.

Ustica aspettaci, ritorneremo e non sarà certo la pioggia a fermarci!
Le foto sono state scattate durante la vacanza di mia sorella quando c'era il bel tempo, le nostre non sono in digitale, ringrazio quindi Karin e Luigi per avermi fornito queste fantastiche immagini.
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