mercoledì 12 novembre 2008

Specialità dell'agrigentino

For the English translation go on I love Palermo

foto di Jan-Luc Moreau

Per la festa di San Martino nell’agrigentino si mangia una specialità che a noi piace tantissimo, la ‘mpignolata (mignolata) che viene chiamata anche ‘mpriulata o ‘miscata (secondo il paese di provenienza).
A noi l’hanno fatta conoscere i nostri ospiti-amici Lillo, Teresa e Ilaria di Grotte, un piccolo centro in provincia di Agrigento.

E’una ciambella morbida ripiena di salsiccia, cipolla e olive nere, e c’è un’altra versione a forma di cannolo con spinaci e olive. Questa delizia si trova ormai quasi tutto l’anno, ma in origine era fatta in casa durante il periodo in cui si festeggiava san Martino.
Spulciando qua e là ho trovato la ricetta, anche se ne esistono diverse versioni, io non l’ho ancora cucinata, per ora ci godiamo le ‘mpignolate che vengono direttamente da Grotte…

Ingredienti:

1 Kg. di farina, 4 uova, 50 gr. di lievito di birra, 150 gr. di sugna, salsiccia, olive nere, cipolla, acqua o latte, olio, sale.


Preparazione:disporre la farina a fontana e versarvi un po’ d’olio, impastare bene, aggiungere le uova, impastare bene, aggiungere sale quanto basta, il lievito, la sugna sciolta e impastare il tutto aggiungendo a poco a poco acqua o latte tiepidi. Amalgamare bene e lasciare lievitare (l’impasto deve essere un po’ più morbido di quello del pane).

Quando la lievitazione sarà raggiunta, tagliare la pasta a pezzi di circa 100-150 gr; spianare ogni pezzetto con un matterello, facendogli assumere una forma rettangolare e sottile.

Intanto in un tegame si sarà fatta imbiondire in olio d’oliva, dell’abbontante cipolla tagliata a fette sottili, alla quale si aggiungerà la salsiccia sbriciolata.

Disporre sopra ogni rettangolo il condimento di salsiccia e cipolla e delle olive nere carnose e precedentemente snocciolate. Avvolgere la pasta su se stessa e formare un tronchetto; arrotolare quest’ultimo a forma di spirale; collocarvi sopra un oliva e infornare a forno caldo. Tempo di cottura: 30 minuti.

La versione per i vegetariani con gli spinaci è simile, bisogna far sbollentare gli spinaci e saltarli in padella, aggiungere le olive nere snocciolate e condire i rettangoli di pasta con questo condimento, creare il "cannolo" e non riavvolgerlo per distinguerlo dalle ciambelle condite di salsiccia.

Ci sono varie versioni in cui si usa carne bovina tritata, pezzetti di pecorino, frittola di maiale, etc, ai buongustai la scelta!

lunedì 10 novembre 2008

L’11 Novembre è il giorno di san Martino

For the English translation go on I love Palermo

San Martino e la così detta “estate di San Martino”a Palermo vengono festeggiati con dolci e vino.
Non tutti forse conoscono la storia di questo santo, ma l’occasione per imbandire la tavola non viene persa.

I più abbienti festeggiavano giorno 11 Novembre (San Martino dei ricchi), i più poveri aspettavano la domenica successiva per celebrare (a tavola) il santo (San Martino dei poveri), i più golosi festeggiano in entrambi i giorni!

Nelle tavole palermitane si consumano tre tipi di biscotti, i più semplici, sono i triccotti, di forma rotonda e aromatizzati da semi di finocchio selvatico. Questi biscotti molto croccanti si bagnano nel vino Moscato, un vino dolce ricavato da uve inzolia.


Lo stesso biscotto (con una pasta un po’ più morbida e meno croccante del precedente), viene inzuppato nel rum e condito in due diverse versioni.
Una è con la ricotta e scaglie di cioccolato e ricoperto da zucchero velato.


L’altra versione è d’impatto soprattutto per il suo aspetto estetico, perché potrebbe sembrare un elemento decorativo di una chiesa barocca! Ha al suo interno la conserva, e a renderlo simile a una bianca cupoletta, è la glassa di zucchero che lo ricopre completamente, arricchita da ghirigori sempre di glassa di diversi colori, dal bianchissimo al rosa, al celeste, adornata da confetti colorati, da cioccolatini incartati e da decorazioni argentate.

Il giorno di San Martino a Palermo, ma non solo, venne negli anni festeggiato poiché coincideva con culti precristiani e rurali, in cui si celebravano gli ultimi giorni caldi prima dell’inverno, quella che venne chiamata l’estate di San Martino.

Inoltre il nome di questo santo venne legato alla produzione del vino, proprio perché intorno ai primi di novembre avveniva la spillatura del vino novello. Da qui il detto “a San Martino ogni mosto è vino”.

Divenne così una buona occasione per gustare il vino novello, acquistato nelle tante taverne della città, e bevuto per accompagnare uova sode, cardi impastellati e fritti, o per inzupparvi i biscotti. In queste belle giornate si poteva ancora fare qualche arrustuta all’aperto e mangiare sasizza, costate di maiale e stigghiole, e bere tanto buon vino!

Tutto questo avrà reso il santo molto “simpatico” e “famoso” agli occhi dei palermitani che anche in condizioni di povertà, hanno in sé la voglia di festeggiare e mangiare in compagnia di familiari e amici!

Pochi cenni biografici, per ricordare chi fu Martino di Tours.


Il mito dell’estate di San Martino, prende origine dall’agiografia cristiana.
Martino era un soldato romano (non battezzato) che durante una delle sue spedizioni incontrò un mendicante seminudo con il quale condivise il suo mantello. Durante la notte ebbe una visione nella quale Gesù lo rivestiva del suo mantello perché non prendesse freddo ( il mantello può anche essere simbolo di una notte più tiepida) e lo lodava con gli angeli perché pur essendo pagano aveva coperto il mendicante (che altri non era che lo stesso Gesù). Il giorno successivo Martino sconvolto da questa visione si battezzò, divenne monaco e la sua opera fu soprattutto quella di convertire alla cristianità il popolo dei galli, di predicare e di distruggere i templi pagani.

immagini sacre a Palermo

venerdì 7 novembre 2008

Capone apparecchiato (in English too)



Capone apparecchiato

E’ un antico piatto della cucina dei Monsù, che rielaborarono una particolare salsa agrodolce (basata su concetti filosofici di armonia ed equilibrio), che aveva origini preislamiche.
Con questa salsa i cuochi francesi condivano piatti a base di carne o di pesce, basati sul mettere insieme (“appareiller”) diversi ingredienti.

Il pesce più apparecchiato fu il capone (lampuga), un pesce che si trova nei banchi dei nostri pescivendoli nel periodo autunnale.

La salsa agrodolce è la stessa che si usa per condire le melanzane nella famosa caponata, piatto delizioso che fa parte della cucina povera (infatti in questo caso, le trance di capone erano sostituite dai tocchetti delle più economiche melanzane).
E’ probabile quindi che il nome caponata origini dal piatto originario a base di capone, anche se esistono diverse ipotesi riguardo all’origine del nome caponata.

Ingredienti:
1kg di lampuga, sedano, 50gr di capperi, 100 gr.di olive verdi, 1 cipolla, olio extra vergine d’oliva, 100gr. di concentrato di pomodoro (si può anche usare pomodoro pelato), sale e pepe, 1 cucchiaio di zucchero, 3 cucchiai d’aceto di vino.


Ricetta:
pulire il capone e tagliarlo a trance. Pulire il sedano e cuocerlo in acqua bollente. Lavare i capperi. Lavare, snocciolare e tagliare a pezzi le olive. Tritare la cipolla.
In un tegame soffriggere la cipolla in olio d’oliva. Unire il concentrato di pomodoro diluito con un poco dell’acqua, il sedano tritato, sale e pepe, e cuocere a fuoco moderato sino ad avere una salsa abbastanza densa. Mentre la salsa cuoce, infarinare le trance di capone e friggerle in una padella con d’olio d’oliva ben caldo. Quando saranno dorati, metterli in un piatto coperto da carta assorbente. Aggiungere alla salsa le olive, i capperi, l’aceto e lo zucchero, cuocere per qualche minuto, finchè l’aceto sarà evaporato. Unire il pesce e far cuocere per pochi minuti. Questo piatto si mangia freddo.


In English


The Capone apparecchiato is an ancient dish of the kitchen of Monsù, which elaborated a special sweet and sour sauce (based on philosophical concepts of harmony and balance), which had pre Islamic origins. With this sauce French cooks seasoning dishes of meat or fish, putting together ( "appareiller") ingredients.


The fish was the capone, a fish that's in our fishmongers in autumn. The sweet and sour sauce is the same that is used to season the famous eggplant caponata, a delicious dish that is part of the poor kitchen (in fact in this case, slices of capone were replaced by cheaper pieces of eggplant). It is possible that the name caponata origins from the original plate capone, although there are several hypotheses about the origin of the name caponata.

Ingredients:

1kg of fish, celery, 50gr of capers, 100 gr.of green olives, 1 onion, extra virgin olive oil, 100gr. tomato concentrate (you can also use peeled tomatoes), salt and pepper, 1 tablespoon sugar, 3 tablespoons of wine vinegar.


Recipe:


Clean and cut into pieces the capone. Clean the celery and cook in boiling water. Rinse the capers. Wash, pitted and cut into pieces olives. Chop the onion.

In a saucepan fry the onion in olive oil. Add the tomato concentrate diluted with a little water, chopped celery, salt and pepper, and cook in moderate flame.

While the sauce cooks, pass into flour the slices of capone and fry in a pan with olive oil hot. When they are ready, put them on a plate covered with absorbent paper. Add to the sauce, olives, capers, vinegar and sugar, cook for a few minutes, until the vinegar is evaporated. Add the fish and cook for a few minutes. This dish is eaten cold.

I zorbi e l’amore


Più di sessant’anni fa, in una Palermo diversa da quella di oggi, prima dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, prima del “sacco di Palermo”, ma anche prima della “primavera palermitana”, prima del traffico (i mezzi di trasporto erano le carrozze), in una Palermo povera, di una povertà diversa da quella di oggi (avvelenata dal consumismo, dall’indebitamento, dal precariato). La povertà dei colletti delle camicie o delle giacche “rigirate”per poterle indossare ancora, dei vestiti passati di generazione in generazione, dei cappotti realizzati con le coperte, e che la notte venivano riutilizzati come coperte. Quella in cui si mangiava la carne una volta al mese e quotidianamente solo pane, pasta, patate, quella in cui l’unico salume conosciuto era la mortadella tagliata sottile come carta velina…

In questa Palermo un giorno di Novembre, una ragazzina dagli occhi azzurri, col suo cuginetto, uscì per fare una passeggiata.
Il bambino passando davanti al fruttivendolo, notò un particolare frutto che si trova soltanto nel periodo autunnale, le sorbe, il suo sapore è una strana armonia tra l’aspro e il dolciastro, che in bocca lascia la sensazione di qualcosa di ancora acerbo e nello stesso tempo di troppo maturo.


Come i bambini di ogni tempo (oggi avviene di fronte a un giocattolo), cominciò a chiedere con insistenza “vogghiu i zuorbi! vogghiu i zuorbi!” (voglio le sorbe). Così la ragazza si convinse e mentre tentava di acquistare i zuorbi, fu spaventata da una speciale incursione, un giovane ben vestito sbucò dal nulla e accostandosi a lei disse “signorina i zorbi se permette li pago io”. La ragazza lo cacciò via “vada via, mi lasci in pace”, ma i suoi occhi tradivano le sue parole, e il ragazzo continuò ad insistere, a quel punto la ragazza (già abbastanza determinata) gli disse “se ha intenzioni serie vada da mio padre”.

Così nacque un’amore grazie ai zorbi, all’epoca in cui i fidanzamenti erano combinati, tra cugini o amici di famiglia, in cui i fidanzati prima del matrimonio si vedevano soltanto da lontano, sorvegliati dagli sguardi maliziosi di mamme e zie…Quell’amore invece nacque da un “colpo di fulmine”.

Il giovane fornaio, che amava l’eleganza (portava sempre guanti e cappello), si dichiarò ben presto al padre della sua innamorata, e lo fece con la sua irruenza, saltando sulla carrozza in corsa guidata da quell’uomo che di mestiere faceva u ‘gnuri, il cocchiere, un mestiere tra i più poveri e disprezzati di quel tempo, ma quello ‘gnuri era particolare, un’uomo buono e dignitoso, rimasto vedovo da giovane e con quattro bambini.

Il matrimonio avvenne dopo la guerra, dopo anni di lettere, si rafforzò nel tempo e dura ancora oggi dopo sessantadue anni.

E se a Novembre qualcuno vede passeggiare a Palermo una coppia di anziani che si tengono per mano, lui col cappello e i guanti, lei con gli occhi ancora azzurri e determinati, li vede fermarsi da un fruttivendolo ed acquistare i zorbi, forse li potrà riconoscere, sono loro, i miei nonni.

giovedì 6 novembre 2008

"Pasta chi sparaceddi assassunati" in English too

Un altro piatto tipico palermitano è “a pasta chi sparaceddi assassunati”.

Gli “sparacelli” sono un particolare tipo di broccoletti con le cime (“giummi”) più grandi e tante foglie commestilili


Il termine assassunati, deriva da un’antica salsa (molto economica) usata dalle comunità ebraiche siciliane e ripresa poi dai “Monsù” (cuochi francesi), per condire (“assaisonner”) le verdure (vedi opuscolo pubblicato dall’aapit “Cucina storia e tradizioni”).
Questa salsa aveva come ingredienti principali l’ottimo olio d’oliva siciliano e l’aglio.

A Palermo si cucinano in versione assassunata, oltre che gli “sparacelli”, anche i “broccoli” (cavolfiori), i “giri” (le bietole) etc.

Per questo piatto si usa come tipo di pasta il bucatino, molto apprezzato nella cucina palermitana, forse perché quando si mangia fa u scrusciu (rumore), certo non è un’immagine molto raffinata, ma fa parte della nostra cultura!

Ingredienti:
Sparacelli , olio extra vergine d’oliva, alcuni filetti di acciuga, due spicchi d’aglio, sale e pepe.


Ricetta:
Lavare accuratamente gli sparacelli . Tagliare a pezzetti le cime e i “trunzi” (i gambi delle cime), “sfilare” le foglie (togliere la parte centrale dura) e spezzettarle

Farli sbollentare per 10/15 minuti in abbondante acqua salata. Con una schiumarola togliere dall’acqua gli sparacelli ormai cotti e porli in un piatto.

Mettere in una padella abbondante olio d’oliva, dei pezzetti di acciuga e due spicchi d’aglio tagliati a pezzi grossi (togliere il germoglio centrale per evitare che “salgano e scendano” per tutta la giornata), soffriggere un po’ e poi aggiungere gli sparacelli e un po’ di pepe. E’ pronto in pochi minuti.

Far cuocere la pasta nell’acqua di cottura degli sparacelli, scolarla e versarla in padella insieme al condimento. Impiattare e... buon appetito!



Another typical dish of Palermo is "a pasta with sparaceddi assassunati."

The "sparacelli" is a particular type of broccoli with large sprouts ( "giummi") and edible leaves. The term “Assassunati” derives from an ancient sauce (very cheap) used by Jewish communities on Sicily and then used from the "Monsù" (French chefs), to season ( "assaisonner") vegetables (see brochure published dall' aapit "Kitchen history and traditions "). The main ingredient of this sauce are the excellent Sicilian olive oil and garlic.


In Palermo we cooked with the assassunata sauce, the "sparacelli", the "broccoli" (cauliflower), the "giri" (chard) etc.

The kind of pasta that is used for this dish is the “bucatini”, much appreciated in the kitchen of Palermo, perhaps because when you eat makes “u scrusciu” (noise), is certainly not a very refined image, but is part of our culture!

Ingredients: Sparacelli, extra virgin olive oil, two anchovy fillets, two cloves of garlic, salt and pepper.

Recipe:
Wash thoroughly the sparacelli. Cut into pieces the sprouts, and the leaves.Boil them for 10-15 minutes in salted water. Remove from water the sparacelli and place them in a dish.

Put in a large frying pan olive oil, anchovy and two cloves of garlic cut into large pieces, fry slightly and then add the sparacelli and some 'pepper. Is ready in minutes.

Cook pasta in the cooking water of sparacelli, after ten minutes remove the pasta from the pot and put it in a pan with sauce. Put it in the dishes and… Good appetite!

mercoledì 5 novembre 2008

YES WE CAN!

domenica 2 novembre 2008

A Muffuletta

Per il giorno dei morti a Palermo si mangia la muffuletta.


Pagnotte rotonde con sesamo condite con olio extra vergine di oliva, sarde (o acciughe) sott'olio, sale, pepe, origano e aceto .

Le muffulette possono essere condite "a freddo", oppure si può prima riscaldare l'olio in padella insieme alle sarde, per far maggiormente insaporire il tutto.

Un'altra versione della muffuletta è con olio, sale, pepe, origano, acciughe sott'olio e ricotta fresca.

sabato 1 novembre 2008

La zucca rossa di Halloween preferisco trasformarla così…"Pumpkin in sweet and sour"


"Ficatu di sette cannuola." In italiano “zucca in agrodolce”

Questo è un piatto della “cucina povera” palermitana che nasce dalla trasformazione di un piatto più “ricco”, cucinato dai Monsù (cuochi raffinati che cucinavano per i nobili francesi). Questo piatto aveva come ingrediente principale il fegato (impanato e fritto).

Probabilmente nel quartiere dei sette cannoli, dove la gente più povera mangiava carne di rado (se pur si trattasse di frattaglie), qualche brava palermitana venne a sapere di questo piatto prelibato e così decise di reinventarlo, sostituendo il fegato con un ingrediente più economico, la zucca rossa.
Il risultato avrà fatto invidiare i più bravi Monsù!


Ricetta:

500 g di zucca gialla, olio extravergine di oliva, 1 cucchiaino di zucchero, 2 cucchiai di aceto, 2 spicchi di aglio, menta, pepe, sale
Sbucciare la zucca rossa e togliere la parte con i semi (se si vuole, i semi possono essere seccati al sole e trasformati in quella che noi chiamiamo “semenza”). Tagliarla a fette larghe e spesse un cm circa. Friggere le fette di zucca in olio d’oliva a fuoco moderato, rivoltandole delicatamente (assumeranno un colore bruno che le farà somigliare al fegato). Aggiungere degli spicchi d’aglio tagliati a fettine. Quando le fette di zucca sono fritte, si deve scolare l’olio in eccesso, alzare la fiamma, e versare sopra l’aceto (in cui si sarà fatto sciogliere un cucchiaino di zucchero). Dopo aver fatto un po’ evaporare l’aceto, metterle in un piatto e aggiungere sale, pepe e soprattutto foglie di mentuccia.
Per gustarlo al meglio attendere che si raffreddi.


I prefer transform the red Halloween pumpkin in this way…
"Ficatu di sette cannola." (Pumpkin in sweet and sour)
“Liver of the Sette cannola neighbourhood”

This is a dish of the "palermitana poor cuisine". It was born from the processing of a more "rich" dish, cooked by the Monsù (refined chefs who cooked for the noble French), the main ingredient of this dish was liver (breaded and fried).

Probably in the neighborhood of “sette cannola”, where the poorest people rarely ate meat (though it was offal), some good housewives of Palermo came to know of this delicious dish and so decided to reinvent itself, replacing the liver with a cheaper ingredient, pumpkin red. The result will envy the best Monsù!


500 grams of red pumpkin, olive oil, 1 teaspoon sugar, 2 tablespoons of vinegar, 2 cloves of garlic, mint, pepper, salt

Peel the pumpkin and remove the red part with the seeds (if you like, the seeds can be dried in the sun and transformed into what we call "semenza"). Cut it into slices and a cm thick. Fry the pumpkin slices in olive oil on a slow fire, turned gently (will take a brown color). Add the cloves of garlic cut into slices. When the pumpkin are just fried, you must remove the excess oil, raise the heat, and pour over the vinegar (which will be done dissolve a teaspoon of sugar). When vinegar has evaporated, put them in a plate and add salt, pepper and especially mint leaves. Let cool is more tasty!

martedì 28 ottobre 2008

Palermo vista da noi.

Teatro Massimo


Camminando per le vie della nostra città, a volte restiamo colpiti da alcuni particolari che magari fino al giorno prima, non avevamo notato.

Dei piccoli tesori nascosti, delle stranezze mimetizzate tra le cose più comuni che a prima vista sono quelle che prevalgono e colpiscono l’attenzione di un passante distratto.

Ci sono delle ricchezze ormai degradate dal tempo, che però continuano a mantenere il loro fascino,

chiese decadenti, balconi decorati, vicoli misteriosi, bancarelle con prodotti di ogni genere,

muri segnati dal tempo o da frasi d’amore, manifesti di santi e di politici, vie dagli strani nomi, Chiese trasformate in negozi,

alberi che si abbracciano, o comunque particolari di Monumenti, di Chiese.


E’ interessante poter osservare questi piccoli aspetti, seguire un percorso diverso, farsi guidare dalla città. E a Palermo, veramente ogni angolo può nascondere qualcosa di misterioso, curioso o gustoso da vedere. Basta solo fare attenzione, dimenticare per qualche istante la vita frenetica della grande città, lasciarsi trasportare dalla fantasia.



Palermo seen by us

Walking through the streets of our city, sometimes we remain impressed by some details that maybe until the day before, we had not noticed.


Some small hidden treasures, strange things camouflaged among the most common things that at first sight are those that prevail and affect the attention of a passing distracted.

There are wealth deteriorated by the time, but still retain their charm, decadent churches,

decorated balconies, mysterious alleys,

walls marked by time or by phrases of love, posters of saints and politicians.

Streets with strange names, churches converted into shops, trees that hug,

or details of Monuments and Churches.

Teatro Massimo


It is interesting to observe these small details, follow a different path, be guided by the city. And in Palermo, really every corner can hide something mysterious, curious to see. Just be careful, forgetting for a moment the hectic life of the great city, let carried by the imagination.








foto di Massimo Russo

domenica 26 ottobre 2008

November's traditions - Tradizioni di Novembre

In Palermo every month, we have a good reason to lay the table for a banquet!


The month’s of November starts with the feast of “all Saints”, but the most important feast is the day after, the 2th of November, The celebration of the deads, that we call “la festa dei morti”.

In the past, during this day, in the morning the people of Palermo, went to the Cemetery and they taked with them “a muffuletta” a bread with oil of olives, anchovies, salt and pepper, to eat fast in the open air.

During the day the people of Palermo eat many kind of sweet things, tetù, reginelle (biscuit with sesame), the fruit of Martorana (Marzipan), and the “pupa a ciera” (puppet of sugar).
The families prepared a basket full of these sweet things and many toys, and the child believed that was a present of the deads.

(reginelle)

In November is important too the “Festa di San Martino”.
In Palermo we use to eat the “biscotti di San Martino”, hard biscuitz with aniseed to soak in the wine “Moscato”., or the same biscuits with cheese and chocolate, or with jam and icing, sugared almond, in a perfect Barocco Siciliano style!


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Ogni fine del mese scriverò quali sono le festività che a Palermo il mese successivo, ci si appresta a celebrare con particolari ritualità, tradizioni, cibi etc..


E a Palermo, ogni mese, c’è sempre almeno un buon motivo per imbandire la propria tavola!


Il mese di Novembre, comincia con una festa molto importante, quella di “Tutti i Santi”, ma il giorno più festeggiato è quello successivo, il 2 Novembre, la celebrazione dei defunti, che qui chiamiamo “la festa dei morti”.

Durante questo giorno, i palermitani, nel passato, ma la stragrande maggioranza ancora oggi, al mattino, andavano al cimitero a far visita ai propri congiunti passati a miglior vita. Si organizzava per l’occasione una sorta di pic-nic, portando dei cibi da consumare velocemente all’aperto.

La tradizione vuole che ormai a prescindere che si vada o meno al cimitero, i palermitani al mattino “per devozione” debbano mangiare “ a muffuletta”: pane a forma di pagnotta ripiena di acciughe salate, olio, sale e pepe.


Questo è solo l’inizio dell’abbuffata…
I dolci sono tanti: tetù (specie di taralli morbidi, ricoperti di glassa bianca o al cioccolato), reginelle (biscotti ricoperti di sesamo, che a Palermo chiamiamo cimino), “martorana” ( dolci di marzapane a forma di frutta), “pupa a ciera” (pupazzi di zucchero a forma di cavalieri e dame, così chiamati perché gli stampi erano di cera a perdere).


Le famiglie usavano preparare dei cesti (‘u cannistru) contenenti tanti dolcetti che al mattino, i bambini trovavano, insieme ai giocattoli. E come accade per la festa della befana, ai bambini si faceva credere che erano i morti a portare questi regali, ma se il bambino si fosse comportato male i morti durante la notte, gli avrebbero grattato i piedi e sarebbero andati via. Per fortuna i bambini oggi non credono più a queste cose!

L’occasione del cannistro, veniva usata anche dai giovani promessi sposi, che lo portavano in dono alla famiglia della fidanzata, e dentro al cesto facevano trovare, nascosto tra i dolci un anello di fidanzamento!

Nel passato, durante il giorno dei morti si mangiava anche a “murtidda”( piccole bacche di mirto).

Dopo la festa dei “morti”, c’è la festa di San Martino. Le famiglie si incontravano per mangiare e il pasto veniva concluso con diversi tipi di biscotti, i più semplici sono i “tricotti” e hanno all’interno i semi di finocchio e dato che sono molto duri, s’inzuppano del vino moscato. Quelli più elaborati sono inzuppati nel liquore e farciti di crema di ricotta, oppure di “cunserva” (zuccata) e ricoperti di glassa, confetti e cioccolatini in perfetto stile barocco siciliano!
foto di Judy witts

mercoledì 22 ottobre 2008

Today, another “memorable day”


Massimo and I, with our friends Igor and Maria Pia, was again at the open market Capo, but this time with a group of 23 people from Kansas City-USA ( Slow Food KC ) to help our friend Jude to show them the market.
They are really nice people and we spent a very beautiful morning.



We tasted many different kind of food, like the Frittola (beef bits cooked in the lard, that a man with a particular basket take and put in a piece of paper),


or the Sfincione ( a particular pizza, with tomato-sauce, onions, anchovies, cheese and bread crumbs), olives (green and black), and bread with spleen and cheese. They really liked all!
We see many kind of fruit, and fish, tables with bread, counter with meet, table with aromas (oregano, saffron, raisins, cinnamon, etc).

And finally we was in the pastry-shop where we finded the “frutta martorana” (fruit of marzipan) and the “Pupa a cera” (puppet of sugar) typical during the day of the “Celebration of the Deads” (2th of November).
We see together the beautiful church of Sant’ Anna, in Barocco style, they was really impressed!

When we was out of the open market, we went at the “Antica trattoria del Monsù”, and had a really good lunch with a rich Menù (pasta with anchovies, “pasta alla Norma” with tomato and aubergines, “panelle e cocchè”, “caponata” with aubergines and a particular sweet and sour sauce, tripe, etc).


This was really a beautiful and rich of emotions day!

p.s. excuse my English grammar!

Evelin

foto di Igor Scalisi Palminteri
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